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Giugno
2005
LE
RELIGIONI DI ROMA
(3)
In un paio dei Suoi libri che ho letto, Lei ha affermato che il Senato deteneva la massima autorità religiosa. Tuttavia, vedendo che i comizi aprirono alcuni collegi sacerdotali ai plebei, poi stabilirono l’elezione di alcuni sacerdoti, e con l’esempio dei flamines che si appellavano in provocatio ai comizi contro una decisione del pontifex maximus, non dovrebbe tutto questo suggerirci, almeno in teoria e anche in pratica in alcuni periodi della storia della Repubblica, che i comizi detenessero un’autorità religiosa superiore al Senato?
Confermo pienamente quanto ho scritto in quei libri, ma lo glosserei forse in un modo leggermente più sottile. Quello che credo io stessi argomentando era questo: se lei cerca a Roma (Roma repubblicana –penso che questo si spinga fino al principato) un locus di “mediazione” fra gli dei e gli umani, il luogo attraverso cui la comunicazione fra dei e uomini è incanalata, allora la sua migliore puntata (se le fosse data una sola scelta) sarebbe il senato (è il senato che decide, ad esempio, quali prodigi sono da considerare prodigi; è il senato che prende decisioni in materia di consacrazioni contestate, ecc.). Ovviamente la mediazione religiosa romana è molto più diffusa di così (in tutti i modi che dice, e proprio in questo momento io penso anche al pater familias nel suo ambiente domestico), ma l’organo centrale rimarrebbe ancora il senato.
Suppongo che quando scrissi su questo tema io avessi un target specifico in mente: quei moderni studiosi che senza pensare dipingono i sacerdoti romani come mediatori fra dei e uomini (sul modello generale dei loro moderni equivalenti cattolici). La mia insistenza sul senato puntava in parte a scuotere le persone dalla concezione dei sacerdoti in quei termini. La mia sensazione è che adesso il sacerdozio romano non sia più visto in quel modo (forse ho avuto successo)... e sarebbe ora il momento di fermarsi e pensare con un po’ più di attenzione alla distribuzione di potere, autorità e controllo religioso a Roma.
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