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MAGGIO
2004
LA
ROMANIZZAZIONE DELL'ITALIA
intesa come l'insieme di tutti quei sistemi linguistici,
sociali e amministrativi che facevano diventare
gradualmente romane le popolazioni conquistate
nella penisola.
(1)
Come si comportavano i Romani verso la classe
aristocratica dei nuovi popoli assoggettati?
Roma
era una città diretta da un'aristocrazia
che non immaginava che le città ed i popoli
alleati potessero essere governati altrimenti
che da altre aristocrazie. Quando una città
o un popolo veniva conquistato, le autorità
romane cominciavano con l'eliminare, secondo procedure
che dipendevano dalle circostanze (esecuzione,
riduzione in schiavitù, rovina o semplicemente
allontanamento) le famiglie ed i gruppi che erano
stati loro ostili. Ma contemporaneamente intrecciavano
relazioni di patronato con quelli che erano stati
loro favorevoli e li appoggiavano. Così
le aristocrazie locali diventavano esse stesse
degli intermediari della dominazione romana. A
poco a poco, alcuni dei loro membri finivano per
ottenere la cittadinanza romana e per integrarsi
negli ambienti politici romani.
(2)
Cosa ne era di un nuovo « ager » conquistato
nel territorio italico?
Allorché
una città o un popolo veniva vinto, una
parte (ma una parte solamente) del loro territorio
era generalmente confiscata dallo Stato romano.
Questo lo utilizzava in modi diversi. Poteva venderlo
(ma i casi sono rarissimi). Poteva impiegarlo
per la fondazione di una colonia e quindi dividerlo
e consegnare i lotti così costituiti a
dei coloni romani o italici. Poteva soprattutto
affittarlo ai vecchi proprietari o a dei nuovi.
(3)
E' possibile quantificare il numero totale di
schiavi arrivati a Roma con la conquista dell'Italia?
E'
possibile valutare il numero di schiavi deportati
in Italia con la conquista del mondo mediterraneo
(forse uno o due milioni), ma non quello conseguente
alla conquista dell'Italia stessa, nel III secolo
dopo la vittoria su Annibale. La loro destinazione
non era più Roma. Erano dispersi nei mercati
di schiavi in Italia e fuori Italia.
(4)
Quali erano i diversi tipi di insediamento romano
nel periodo della romanizzazione italica?
Si
distinguono due tipi di colonie nel III e nel
II secolo: le colonie romane e le colonie latine.
La differenza fra le due è di tipo giuridico
e non etnico. Le colonie romane erano dei piccoli
insediamenti (qualche centinaio di famiglie),
non troppo lontani da Roma, dove dei cittadini
ricevevano dei lotti di terra non molto estesi
(un ettaro al massimo). Essi conservavano il loro
status e dipendevano comunque dai magistrati dell'Urbe.
Le colonie romane primitive non avevano quindi
autonomia. Le colonie latine al contrario erano
degli
insediamenti ben più importanti, da 2000
a 6000 coloni, che ricevevano dei lotti più
estesi (da 4 a 10 ettari). Gli abitanti erano
sia -più spesso- cittadini
romani poveri, sia i italici che le autorità
romane aggiungevano al nuovo gruppo. Essi costituivano
una comunità civica autonoma, alleata di
Roma, governata dai suoi propri magistrati. Il
sistema amministrativo veniva ricalcato sul modello
delle istituzioni romane e i cittadini di queste
colonie godevano del diritto latino, vale a dire
che, come un tempo gli abitanti del Lazio che
appartenevano al gruppo linguistico latino, essi
godevano dei diritti civili dei cittadini romani
ma, con l'eccezione di qualche disposizione marginale,
non disponevano dei diritti politici.
(5)
La romanizzazione dell'Italia è stata sempre
ottenuta in modo militare?
La
romanizzazione dell'Italia non è mai stata
ottenuta militarmente. Le città ed i popoli
sono certamente stati conquistati in un contesto
di guerra. Ma una volta fatta la pace, i vinti
conservavano le loro leggi, la loro lingua, i
loro costumi, etc. Da nemici diventavano alleati,
anche se nel passaggio avevano perso non pochi
uomini, uccisi o asserviti, e se una parte del
loro territorio era stata confiscata. La romanizzazione
non interveniva che in un secondo tempo, attraverso
un processo di integrazione economica, politica
e culturale di lunga durata che coinvolgeva più
generazioni.
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