CHIEDILO ALL'ESPERTO

 

Prof. Andrea Giardina

Prof. Andrea Giardina
Professore di Storia Romana all'Università La Sapienza di Roma

 

Domanda n. 1

Domanda n. 2

Domanda n. 3

Domanda n. 4

Domanda n. 5

 

FEBBRAIO 2003
LA SCHIAVITU' A ROMA

(4)
Essere schiavo a Roma al tempo degli Scipioni, esserlo al tempo di Tiberio, ed al tempo dei Severi: come cambiava la loro condizione ed il loro status sociale?

La principale trasformazione riguardante il lavoro schiavile nella Roma antica, nell’età compresa tra gli ultimi secoli della repubblica e i primi dell’impero, riguarda il passaggio dal sistema della villa schiavile (vd. sopra) a un altro sistema, dove gli schiavi erano utilizzati in modo diverso. Nel sistema della villa, il rifornimento di manodopera schiavile era garantito soprattutto dalla cattura di prigionieri di guerra, uomini, donne e bambini. Si pensi che la conquista della Gallia ad opera di Giulio Cesare provocò la deportazione di circa un milione di individui che furono venduti come schiavi. Questi prigionieri di guerra diventavano bottino dei soldati o erano venduti all’asta dalle autorità pubbliche. Nell’Italia di questo periodo, e anche in province come la Sicilia, c’erano individui che possedevano migliaia di schiavi; ma ogni cittadino libero che non fosse in condizioni di assoluta povertà possedeva almeno uno schiavo. Un’altra fonte di approvvigionamento era il mercato libero. Sembra che nel principale luogo di smercio, l’isola greca di Delo, fossero messi in vendita fino a 10.000 schiavi al giorno.
Nella prima età imperiale, l’epoca delle grandi conquiste può dirsi virtualmente finita: la manodopera schiavile, di conseguenza, non proviene più soprattutto dai bottini di guerra, ma da altre fonti. La principale di queste fonti è l’allevamento degli schiavi. Gli schiavi si riproducono nelle proprietà del padrone. Gli schiavi nati in questo modo sono destinati a rinnovare la forza lavoro del padrone, una volta raggiunta l’età di lavoro, oppure vengono messi in vendita. Gli schiavi con famiglia non lavorano più secondo il regime dell’ergastolo, tipico del sistema della villa schiavile, ma hanno una loro dimora, apparentemente simile a quella dei piccoli contadini. Sono indubbiamente condizioni di vita migliori, soprattutto dal punto di vista morale. Ma l’economia italica smarrisce il dinamismo del periodo precedente.