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MAGGIO
2004
L'EPIGRAFIA
ROMANA
(2)
Quali sono le conoscenze che trovano la loro attestazione
unicamente nell'epigrafia e in nessun'altra disciplina
storica?
di
Manius Constantinus Serapio
Sono davvero molti i contributi fondamentali che
la documentazione epigrafica ha apportato alle
conoscenze nell'ambito della storia di Roma antica:
posso soltanto fare un elenco e qualche esempio
significativo.
1)
La romanizzazione, cioè il grandioso
processo di estensione delle civiltà
romana, sia in Oriente sia soprattutto in Occidente,
che determinò un sistematico processo
di integrazione politica e culturale delle popolazioni
conquistate: se le tappe militari e diplomatiche
della conquista le conosciamo attraverso le
fonti letterarie, il variegato e complesso meccanismo
di estensione delle istituzioni romane ai territori
conquistati è noto soltanto attraverso
i documenti epigrafici. Ad esempio, le iscrizioni
documentano l'opera di mediazione di alcuni
personaggi che, soprattutto in Oriente, tentarono
di difendere la propria patria dall'ingerenza
prepotente dei governatori romani; esse testimoniano
le modalità di intervento di Roma nei
territori occupati militarmente (come nel caso
della Spagna), che si traducevano generalmente
nell'eliminazione o deportazione degli indigeni,
nella deduzione di colonie, nella distribuzione
del suolo rurale ai coloni; in Italia, le popolazioni
alpine furono inquadrate nelle strutture amministrative
e giurisdizionali romane secondo modalità
e statuti diversi che conosciamo soltanto grazie
ai documenti epigrafici; la riorganizzazione
del territorio rurale, contestuale alla fondazione
di colonie, è nota grazie alla fotografia
aerea ma anche grazie alle iscrizioni che riportano
i nomi degli autori delle opere di misurazione,
ai cippi miliari che documentano la stretta
connessione fra colonie-centuriazione-strade,
alle epigrafi che ricordano i piccoli insediamenti
rurali sparsi nel territorio (oggi neppure identificabili
archeologicamente); l'impatto della romanizzazione
repubblicana si coglie ancora nel perdurare
di gentilizi in età antonina (presenti
nelle iscrizioni onorarie e funerarie); l'incidenza
di controversie (prevalentemente territoriali)
tra romani e indigeni e, in generale, il dispiegarsi
di fenomeni di resistenza alla romanizzazione;
infine, la documentazione epigrafica registra
il passaggio dalle lingue locali al latino:
dapprima la convivenza di due lingue, poi di
uso dell'alfabeto latino per scrivere la lingua
indigena, di uso del latino con tracce più
o meno vistose di elementi locali, infine la
normalizzazione della prassi scrittoria, ormai
concepita alla latina, ove soltanto la persistenza
di basi onomastiche locali segnala il vincolo
con la tradizione precedente.
2)
Le strutture cittadine e la civiltà
urbana di cui l'epigrafia è la manifestazione
culturale più vistosa. Conosciamo la
civiltà cittadina soprattutto grazie
alle iscrizioni: esse svolgevano un compito
di medium di comunicazione di massa,
di veicolo di trasmissione di messaggi pubblici
e privati, costituivano in pratica il mezzo
principale di diffusione della comunicazione
interpersonale in tutte le forme e le modalità
che allora assumeva e non stupisce dunque rilevarne
una prevalente concentrazione nella città.
Anche la conoscenza dello spazio urbano è
spesso frutto della documentazione epigrafica:
un'elevata concentrazione di iscrizioni è
talvolta l'unico indizio dell'esistenza di un
insediamento cittadino mentre, all'interno di
realtà urbane individuate, è possibile
scoprire l'esistenza - in assenza di scavi -
di aree funzionali di particolare importanza
(ad esempio, santuari o spazi religiosi); attraverso
le iscrizioni apposte su di essi, si conosce
la denominazione di numerosi edifici, la loro
destinazione d'uso, il nome e la qualifica di
chi li fece costruire, con quali denari e con
quali motivazioni (in qualche caso, l'informazione
circa l'esistenza stessa di un edificio andato
perduto si fonda soltanto sull'iscrizione che
lo corredava); anche le domus private sono identificabili
dai bolli laterizi, dalle condutture dell'acqua
su cui era inciso il nome del proprietario,
dai cippi confinari, dalle iscrizioni sacre
o onorarie che si trovavano all'interno. Le
iscrizioni funerarie e onorarie costituiscono
le fonti più numerose per definire molti
aspetti della società cittadina: le carriere
politiche dei cittadini e in generale la leadership
dei notabili sono abbondantemente rappresentate,
così come il ruolo dei delegati imperiali
e dei patroni; completano il quadro i decreti
decurionali, cioè le decisioni prese
all'interno della curia cittadina (che ricalcano
i senatoconsulti di Roma) e le leggi municipali,
cioè le costituzioni che regolavano il
funzionamento delle istituzioni cittadine. Sono
soprattutto queste ultime a costituire un elemento
di novità: possediamo molti frammenti
delle leggi municipali relative ad alcune città
della Spagna (Salpensa, Malaca e Irni) datate
al regno di Domiziano (81-96 d.C.) che ci informano
con molti particolari circa la giustizia locale,
la gestione dei beni comunitari, la riscossione
delle imposte, le attività pubbliche,
i rapporti di patronato e le relazioni diplomatiche
con l'imperatore o con il governatore di provincia,
le ambascerie, i doveri dei magistrati, le modalità
elezione dei magistrati, e altro ancora: nessuna
fonte letteraria, per sua natura, potrebbe fornirci
informazioni su questi aspetti della vita del
cittadino romano.
3)
La storiografia degli individui: le epigrafi,
onorarie e funerarie, restituiscono la biografia
e il profilo pubblico e privato delle persone,
sia gli appartenenti alle élites di potere
(senatori, cavalieri e aristocrazie cittadine)
sia la gente semplice (cittadini privi di ruolo
pubblico, lavoratori, donne, bambini, liberti,
schiavi). Di senatori e cavalieri possediamo
le carriere che, come è ovvio, mutarono
nel corso del tempo: le tappe e le trasformazioni
di tali carriere possiamo seguire grazie alle
centinaia di iscrizioni a nostra disposizione;
allo stesso modo sono conosciuti i notabili
locali, cioè la fascia superiore del
corpo civico detentrice del potere economico
e monopolizzatrice delle cariche pubbliche:
l'analisi della documentazione epigrafica di
costoro, abbondantissima, consente di capire,
ad esempio, in che modo fosse possibile percorrere
la scala sociale, quali cariche e funzioni costituissero
una tappa privilegiata all'interno del percorso
politico, attraverso quali comportamenti e strumenti
le famiglie avessero maggiori possibilità
di conservare ed accrescere il loro prestigio
e potere; le informazioni più originali
riguardano gli strati sociali inferiori, che
non trovano voce nelle fonti letterarie (ma,
in parte, in quelle archeologiche, almeno per
gli aspetti di vita materiale): e quindi gli
schiavi, da quelli impiegati nelle case dei
ricchi ai disgraziati che lavoravano nelle miniere,
i commercianti e gli artigiani, il personale
schiavile e libertino a servizio dell'imperatore,
le donne, i membri di collegi e corporazioni
professionali, religiose, funerarie, ludiche.
E' soprattutto in questa prospettiva, di autorappresentazione
sociale, che si esprime tutta la potenzialità
documentaria dell'epigrafia latina.
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