CHIEDILO ALL'ESPERTO

 

 

Prof. Silvia Giorcelli Bersani
Professoressa di Storia Romana ed Epigrafia Latina all'Università di Torino.
Per approfondimenti si rimanda a Ead., Epigrafia e storia di Roma, ed. Carocci, Roma, 2004 (in uscita a settembre)

 

Domanda n. 1

Domanda n. 2

Domanda n. 3

Domanda n. 4

Domanda n. 5

 

MAGGIO 2004
L'EPIGRAFIA ROMANA

(2)
Quali sono le conoscenze che trovano la loro attestazione unicamente nell'epigrafia e in nessun'altra disciplina storica?
di Manius Constantinus Serapio

Sono davvero molti i contributi fondamentali che la documentazione epigrafica ha apportato alle conoscenze nell'ambito della storia di Roma antica: posso soltanto fare un elenco e qualche esempio significativo.

1) La romanizzazione, cioè il grandioso processo di estensione delle civiltà romana, sia in Oriente sia soprattutto in Occidente, che determinò un sistematico processo di integrazione politica e culturale delle popolazioni conquistate: se le tappe militari e diplomatiche della conquista le conosciamo attraverso le fonti letterarie, il variegato e complesso meccanismo di estensione delle istituzioni romane ai territori conquistati è noto soltanto attraverso i documenti epigrafici. Ad esempio, le iscrizioni documentano l'opera di mediazione di alcuni personaggi che, soprattutto in Oriente, tentarono di difendere la propria patria dall'ingerenza prepotente dei governatori romani; esse testimoniano le modalità di intervento di Roma nei territori occupati militarmente (come nel caso della Spagna), che si traducevano generalmente nell'eliminazione o deportazione degli indigeni, nella deduzione di colonie, nella distribuzione del suolo rurale ai coloni; in Italia, le popolazioni alpine furono inquadrate nelle strutture amministrative e giurisdizionali romane secondo modalità e statuti diversi che conosciamo soltanto grazie ai documenti epigrafici; la riorganizzazione del territorio rurale, contestuale alla fondazione di colonie, è nota grazie alla fotografia aerea ma anche grazie alle iscrizioni che riportano i nomi degli autori delle opere di misurazione, ai cippi miliari che documentano la stretta connessione fra colonie-centuriazione-strade, alle epigrafi che ricordano i piccoli insediamenti rurali sparsi nel territorio (oggi neppure identificabili archeologicamente); l'impatto della romanizzazione repubblicana si coglie ancora nel perdurare di gentilizi in età antonina (presenti nelle iscrizioni onorarie e funerarie); l'incidenza di controversie (prevalentemente territoriali) tra romani e indigeni e, in generale, il dispiegarsi di fenomeni di resistenza alla romanizzazione; infine, la documentazione epigrafica registra il passaggio dalle lingue locali al latino: dapprima la convivenza di due lingue, poi di uso dell'alfabeto latino per scrivere la lingua indigena, di uso del latino con tracce più o meno vistose di elementi locali, infine la normalizzazione della prassi scrittoria, ormai concepita alla latina, ove soltanto la persistenza di basi onomastiche locali segnala il vincolo con la tradizione precedente.

2) Le strutture cittadine e la civiltà urbana di cui l'epigrafia è la manifestazione culturale più vistosa. Conosciamo la civiltà cittadina soprattutto grazie alle iscrizioni: esse svolgevano un compito di medium di comunicazione di massa, di veicolo di trasmissione di messaggi pubblici e privati, costituivano in pratica il mezzo principale di diffusione della comunicazione interpersonale in tutte le forme e le modalità che allora assumeva e non stupisce dunque rilevarne una prevalente concentrazione nella città. Anche la conoscenza dello spazio urbano è spesso frutto della documentazione epigrafica: un'elevata concentrazione di iscrizioni è talvolta l'unico indizio dell'esistenza di un insediamento cittadino mentre, all'interno di realtà urbane individuate, è possibile scoprire l'esistenza - in assenza di scavi - di aree funzionali di particolare importanza (ad esempio, santuari o spazi religiosi); attraverso le iscrizioni apposte su di essi, si conosce la denominazione di numerosi edifici, la loro destinazione d'uso, il nome e la qualifica di chi li fece costruire, con quali denari e con quali motivazioni (in qualche caso, l'informazione circa l'esistenza stessa di un edificio andato perduto si fonda soltanto sull'iscrizione che lo corredava); anche le domus private sono identificabili dai bolli laterizi, dalle condutture dell'acqua su cui era inciso il nome del proprietario, dai cippi confinari, dalle iscrizioni sacre o onorarie che si trovavano all'interno. Le iscrizioni funerarie e onorarie costituiscono le fonti più numerose per definire molti aspetti della società cittadina: le carriere politiche dei cittadini e in generale la leadership dei notabili sono abbondantemente rappresentate, così come il ruolo dei delegati imperiali e dei patroni; completano il quadro i decreti decurionali, cioè le decisioni prese all'interno della curia cittadina (che ricalcano i senatoconsulti di Roma) e le leggi municipali, cioè le costituzioni che regolavano il funzionamento delle istituzioni cittadine. Sono soprattutto queste ultime a costituire un elemento di novità: possediamo molti frammenti delle leggi municipali relative ad alcune città della Spagna (Salpensa, Malaca e Irni) datate al regno di Domiziano (81-96 d.C.) che ci informano con molti particolari circa la giustizia locale, la gestione dei beni comunitari, la riscossione delle imposte, le attività pubbliche, i rapporti di patronato e le relazioni diplomatiche con l'imperatore o con il governatore di provincia, le ambascerie, i doveri dei magistrati, le modalità elezione dei magistrati, e altro ancora: nessuna fonte letteraria, per sua natura, potrebbe fornirci informazioni su questi aspetti della vita del cittadino romano.

3) La storiografia degli individui: le epigrafi, onorarie e funerarie, restituiscono la biografia e il profilo pubblico e privato delle persone, sia gli appartenenti alle élites di potere (senatori, cavalieri e aristocrazie cittadine) sia la gente semplice (cittadini privi di ruolo pubblico, lavoratori, donne, bambini, liberti, schiavi). Di senatori e cavalieri possediamo le carriere che, come è ovvio, mutarono nel corso del tempo: le tappe e le trasformazioni di tali carriere possiamo seguire grazie alle centinaia di iscrizioni a nostra disposizione; allo stesso modo sono conosciuti i notabili locali, cioè la fascia superiore del corpo civico detentrice del potere economico e monopolizzatrice delle cariche pubbliche: l'analisi della documentazione epigrafica di costoro, abbondantissima, consente di capire, ad esempio, in che modo fosse possibile percorrere la scala sociale, quali cariche e funzioni costituissero una tappa privilegiata all'interno del percorso politico, attraverso quali comportamenti e strumenti le famiglie avessero maggiori possibilità di conservare ed accrescere il loro prestigio e potere; le informazioni più originali riguardano gli strati sociali inferiori, che non trovano voce nelle fonti letterarie (ma, in parte, in quelle archeologiche, almeno per gli aspetti di vita materiale): e quindi gli schiavi, da quelli impiegati nelle case dei ricchi ai disgraziati che lavoravano nelle miniere, i commercianti e gli artigiani, il personale schiavile e libertino a servizio dell'imperatore, le donne, i membri di collegi e corporazioni professionali, religiose, funerarie, ludiche. E' soprattutto in questa prospettiva, di autorappresentazione sociale, che si esprime tutta la potenzialità documentaria dell'epigrafia latina.