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NOVEMBRE
2003
LE
ORIGINI E LA FONDAZIONE DI ROMA
(3)
Attraverso letture sparse sulle origini di Roma,
mi è capitato, in almeno un paio di occasioni,
di imbattermi nella cosiddetta "visione remiana".
Questa visione prende le mosse dall'idea secondo
cui il prevalere di Romolo (il prevalere mitico
di Romolo?) su Remo abbia profondamente influenzato
l'evoluzione di Roma nei secoli successivi. Viceversa
avremmo potuto assistere ad una "Roma differente"
(oppure potremmo non essere qui a parlarne). In
sostanza:
che fondamento ha questa teoria (anche
solo da un punto di vista filosofico o religioso)?
può,
eventualmente, illustrarla?
di
Aelius Solaris Marullinus
Anche
in questo caso, credo che prima di dare una risposta
vadano fatte delle precisazioni su come è
stata formulata la domanda. Dire che la storia
di Roma è stata determinata dal prevalere
di Romolo su Remo significa dare in partenza alla
saga di Romolo e Remo uno statuto di storicità
che sicuramente non ha mai avuto.
Credo quindi che la domanda vada formulata diversamente,
cioè che ci si debba chiedere che cosa
abbia voluto significare la figura di Remo all'interno
della tradizione sulle origini di Roma, così
come dovette definirsi nella seconda metà
del IV sec.a.C., trovando la sua prima fissazione
scritta oltre un secolo dopo nell'opera dello
storico Fabio Pittore. E poiché siamo certi
che in precedenza l'eroe fondatore era unico,
e non aveva un gemello, bisogna chiedersi quando
e perché a questa figura più antica
che possiamo chiamare Romolo è stata affiancata
quella di Remo.
Sono le domande a cui ha cercato di rispondere
in un recente libro di grande finezza lo storico
inglese Timothy Wiseman (T.P. WISEMAN, Remus.
A Roman Myth, Cambridge 1995; edizione italiana:
Remus. Un mito di Roma, Roma, Edizioni Quasar
1999).
Egli sottolinea innanzi tutto che in epoca più
antica la leggenda indigena della fondazione di
Roma (originariamente del tutto indipendente da
quella legata ai Troiani di Enea) non conosceva
due gemelli fondatori, ma un fondatore unico.
Quando compare per la prima volta un fondatore
di nome Romolo (nell'autore greco Alcimo alla
metà del IV sec.a.C.), è ancora
solo. Ma già nel 296 a.C., quando i due
edili curuli di condizione plebea Gneo e Quinto
Ogulnio fecero erigere nel foro romano un gruppo
bronzeo rappresentante due gemelli allattati da
una lupa (LIVIO, X, 23, 12: ad ficum Ruminalem
simulacra infantium conditorum urbis sub uberibus
lupae posuerunt), la leggenda doveva aver trovato
ormai la sua forma pressoché definitiva.
Secondo il Wiseman nel lasso di tempo che intercorse
tra la metà del IV sec.a.C. (Alcimo) e
il 296 a.C. (monumento degli Ogulnii), la pressione
dei plebei emergenti, che avevano appena ottenuto
la parificazione politica coi patrizi con l'accesso
al consolato (leggi Licinie Sestie del 367 a.C.,
plebiscito Genucio del 344 a.C.), avrebbe portato
a una riformulazione della leggenda delle origini,
con la comparsa, accanto al Romolo dei patrizi,
di un gemello Remo come archetipo e campione dei
plebei.
Il monumento degli Ogulnii, presentando i gemelli
come fondatori a pari titolo (conditores) della
città, sarebbe quindi la celebrazione della
parità tra patrizi e plebei. Nel nome di
Remo, legato a una particolare categoria di uccelli
definita dall'arte augurale (le aves remores),
cioè in definitiva al verbo remorari (indugiare,
ritardare, trattenersi o anche trattenere), si
sottolineerebbe il ritardo con cui si era giunti
a questa equiparazione.
Da questo significato del nome dipenderebbe in
sostanza anche la diversa caratterizzazione dei
due gemelli nelle fonti che narrano la disputa
tra i due nella cerimonia dell'augurium (l'osservazione
del volo degli uccelli come espressione della
volontà divina): Remo appare come "il
lento", Romolo come "il veloce".
Il fatto che Remo sia concepito per esprimere
l'elemento plebeo sarebbe confermato anche dalla
localizzazione del punto d'osservazione scelto
da Remo per l'augurium: secondo una versione esso
era su un settore dell'Aventino (il Mons Murcus),
secondo un'altra era nel sito detto Remuria, che
a giudizio del Wiseman coinciderebbe col Monte
Sacro; in entrambi i casi si tratterebbe dunque
di siti legati alle secessioni della plebe.
L'uccisione di Remo sarebbe uno sviluppo successivo,
originariamente inteso come sacrificio di fondazione,
e sarebbe collocabile storicamente nell'atmosfera
di crisi del 296 a.C. (l'anno stesso del monumento
degli Ogulnii!), quando un sacrificio umano sembra
ricavabile da una notizia dello storico bizantino
Zonara, risalente in ultima istanza a fonti annalistiche,
e dal fatto che entro il santuario di Victoria
sia stato individuata una tomba, risalente alla
fine del IV o agli inizi del III sec.a.C. e subito
obliterata da un imponente muro, di terrazzamento
e al tempo stesso di difesa, rispetto al quale
la tomba sembra configurarsi come un sacrificio
di fondazione.
A conclusione della sua indagine, il Wiseman cerca
di ricostruire i meccanismi e gli strumenti che
portarono alla creazione e all'elaborazione della
saga in un'epoca anteriore di circa un secolo
alle prime sistemazioni storiografiche scritte.
Piuttosto che ai sopravvalutati carmina convivalia,
il Wiseman pensa alle rappresentazioni teatrali,
in particolare a quelle legate alla plebe: innanzi
tutto i ludi scaenici celebrati in occasione dei
Liberalia del 17 marzo (poi trasferiti ai Cerealia
di aprile), che secondo una tradizione furono
i primi introdotti a Roma e risalirebbero addirittura
al 496 a.C., anno della prima secessione della
plebe; e quindi i ludi plebeii di novembre, istituiti
probabilmente nel 364 a.C., cioè proprio
nell'anno che secondo la tradizione più
accreditata aveva visto l'introduzione delle rappresentazioni
teatrali a Roma.
Nelle rappresentazioni dei ludi Romani di settembre
potrebbero esserci state invece le "risposte"
di tendenza filopatrizia, per cui la leggenda
canonica che conosciamo sarebbe il risultato della
rapida accumulazione di successive modificazioni
del nucleo originario, frutto del contrasto dialettico
di queste rappresentazioni teatrali.
Non tutto in questa ricostruzione è egualmente
convincente, ma l'intuizione di fondo appare nel
complesso plausibile: la duplicità dei
fondatori sarebbe stata inventata nella seconda
metà del IV sec.a.C. come specchio mitico
della duplicità delle componenti della
popolazione della Roma repubblicana.
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