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NOVEMBRE
2003
LE
ORIGINI E LA FONDAZIONE DI ROMA
(4)
Sono venuto a conoscenza di un'interessante teoria
sulle origini di Roma (Prof. Piero BOCCI, I Naharki
fondatori di Roma, Terni, Ape 1997), che prevede
il significativo contributo da parte dei Sabini,
discendenti dei Naharki e stanziati nella Val
Nerina in epoca protostorica. Dando per scontata
una loro partecipazione sin dai primi decenni
di vita dell'Urbs, quanto è plausibile
addirittura una fondazione da parte loro?
di
Marcus Iulius Perusianus
Mi
dispiace deludere chi, magari per attaccamento
al luogo di origine, vedrebbe volentieri negli
antichi abitanti della Val Nerina i veri fondatori
di Roma, ma devo dire con tutta franchezza che
la tesi sostenuta nel libro citato nella domanda
è priva di qualsiasi fondamento.
Già pensare che i Sabini del re Tito Tazio
di cui parla la tradizione antica sulle origini
di Roma fossero quelli della Sabina interna, o
addirittura gli Umbri della Val Nerina (appunto
i Naharci che compaioni nelle Tavole di Gubbio)
mi sembra un triplo salto mortale (senza rete).
Non parliamo poi dell'idea di considerarli addirittura
come i veri fondatori di Roma.
Ma, soprattutto, mi preme sottolineare che le
ricerche dello storico belga Jacques Poucet (v.
soprattutto J. POUCET, Recherches sur la légende
sabine des origines de Rome, Louvain - Kinshasa
1967) hanno da tempo dimostrato in modo che mi
sembra inoppugnabile che la presenza sabina nelle
origini di Roma è un'invenzione tarda,
non anteriore all'inizio del III sec.a.C., che
ha proiettato indietro nel tempo una realtà
molto più recente, costituita essenzialmente
dall'integrazione nel corpo civico romano di importanti
clan familiari sabini, come i Claudii e gli Aurelii,
tra la fine del VI sec.a.C. e gli inizi del V,
e dalle guerre romano-sabine della prima metà
del V sec.a.C.
L'idea che il Quirinale fosse originariamente
abitato dai Sabini di Tito Tazio non ha alcuna
plausibilità scientifica, e in effetti
tutti i tentativi di dimostrarlo su base archeologica
o linguistica sono sistematicamente falliti. Come
ha mostrato il Poucet, tutto dev'essere nato da
un accostamento arbitrario e da una pseudo-etimologia
ad opera di eruditi romani di epoca tardo-repubblicana.
Il nome Quirites con cui venivano designati gli
abitanti di Roma e il nome Quirinalis dato a uno
dei colli di Roma deriverebbero entrambi dal nome
della città sabina di Cures (odierna Passo
Corese, in provincia di Rieti), da cui sarebbero
venuti sia Tito Tazio che Numa Pompilio.
In realtà questa pseudo-etimologia è
assolutamente insostenibile. Già da tempo
i linguisti moderni hanno riconosciuto che sia
il nome Quirites dato al corpo civico di Roma,
sia il nome Quirinus di un antico dio locale,
più tardi identificato con Romolo, derivano
in realtà dal termine istituzionale curia
(da *co-u(i)ria, composto di cum + vir, cioè
gruppo di uomini che si riuniscono, e anche luogo
in cui essi si riuniscono).
Come è noto, le curie, in numero di 30,
erano la più antica ripartizione della
popolazione romana, che in esse veniva raggruppata
probabilmente per clan familiari (gentes) e votava
nell'assemblea popolare più antica, i comizi
curiati (comitia curiata).
Appare quindi chiaro che il nome Quirites indicava
all'origine l'insieme dei maschi romani adulti
di condizione libera inseriti nelle curie, cioè
visti come cittadini dotati di diritti politici.
Altrettanto chiaramente Quirinus risulta essere
all'origine il dio che presiedeva e tutelava l'attività
politica delle curie, mentre il nome del colle
Quirinalis, con la sua struttura di formazione
aggettivale a partire dal nome del dio, non può
significare altro se non "colle del dio Quirino".
Se dunque la presenza sabina alle origini di Roma
non è altro che una proiezione di avvenimenti
del V sec.a.C. operata non prima del III, e più
tardi spiegata con una fantasiosa etimologia da
eruditi di età tardo-repubblicana, l'idea
dei Naharki come fondatori di Roma, o anche semplicemente
partecipi delle sue origini, difficilmente potrà
essere considerata più solida.
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