CHIEDILO ALL'ESPERTO

 

Dott.ssa Silvia Marini
Ricercatrice ed insegnante
di Storia Medioevale
all'Università di Stoccolma

 

Domanda n. 1

Domanda n. 2

Domanda n. 3

 

AGOSTO 2003
EVOLUZIONE DEL LATINO CLASSICO IN LATINO LOCALE NELL'ALTO MEDIOEVO IN EUROPA

(1)
Si può parlare di continuità della letteratura latina classica nella tardo antichità? Ovvero, i primi scrittori cristiani che scrivevano utilizzando un latino medievale hanno riutilizzato gli scritti dei latini o li hanno totalmente respinti ritenendoli nefasti?
di Livia Iulia Drusilla

Anche se questa domanda esula un pò dal tema richiestomi, la trovo interessante e degna di risposta.
La ricezione della letteratura profana nella tarda antichità e nel medioevo sollevò un problema di notevole importanza tra gli uomini di cultura del tempo, ovvero quello dell'incompatibilità tra il mondo pagano e quello cristiano, cosa che rendeva impossibile la coesistenza armoniosa delle due culture.
Ciò che maggiormente si rimproverava alla cultura classica era la vanità e l'immoralità dei fatti narrati e l'uso troppo pomposo che i retori facevano delle parole, che in qualche modo inficiava il fervore religioso. Infatti lo stesso San Gerolamo nell'epistola XXI rivolta a papa Damaso si esprimeva in questi termini: "Daemonum cibus est carmina poetarum, saecularis sapientia, rhetoricum pompa uerborum".
Tuttavia era alquanto evidente che questa letteratura, in particolar modo i manuali delle sette arti liberali, i trattati di storia, geografia e di scienze naturali, poteva costituire uno strumento del tutto indispensabile per comprendere appieno le Sacre Scritture. Più problematico risultava invece il ruolo delle opere letterarie, soprattutto in versi, che, come afferma lo stesso Ugo di San Vittore, potevano essere considerate accessorie, senza necessariamente essere ricusate del tutto.
A parere di molti però queste opere, oltre all'importanza che rivestivano per l'apprendimento della lingua, dello stile e della prosodia, contenevano verità che non si potevano ignorare, era perciò opportuno riservare le letture dei testi classici agli anni della gioventù riferendosi soprattutto alla sfera delle arti liberali, particolarmente del trivio. La frequenza dei codici superstiti di questi testi riflette lo sviluppo del canone scolastico nei secoli del medioevo.
Nel IX secolo il solo poeta pagano letto era Virgilio, da alcuni ritenuto un cristiano non dichiarato a causa dell'errato collegamento che venne fatto del "nascenti puero" (IV egloga delle Bucoliche) con la nascita di Gesù Cristo. A lui venivano accostati altri importanti autori cristiani che comunque rielaboravano opere di altri autori classici: tra questi menziono Prospero, teologo gallo-romano nato alla fine del IV secolo e grande difensore degli interessi della Chiesa contro gli eretici semipelagiani; Prudenzio, poeta cristiano di IV-V sec e autore di una raccolta di inni ed opere didascaliche; Sedulio, poeta cristiano di V secolo e autore del Paschale Carmen; Teodosio, autore nord africano che ha scritto nel 530 l'opera De situ terrae sanctae; Phisiologus che è il nome di un'opera greca scritta da un alessandrino del II secolo giuntaci in varie redazioni e traduzioni: etiopiche, siriache, armene e latine (IV secolo).
I secoli XI e XII hanno visto l'accrescimento delle acquisizioni del secolo precedente con la lettura e il commento di altri testi classici tra cui quelli di Orazio, Ovidio, Cicerone e Claudiano. Oltre a ciò iniziavano ad esservi molte opere profane che venivano studiate dai principianti a livello elementare, soprattutto i Disticha Catonis e le Favole di Aviano. Se tuttavia lo studio dei testi pagani poteva essere tollerato durante gli anni giovanili, malgrado i gravi rischi secondo alcuni di ricevere una formazione corrotta, con l'avvento dell'età adulta ci si doveva ben guardare da leggere tali opere poiché, come afferma Isidoro di Siviglia: "Melius est enim eorum perniciosa dogmata ignorare quam per experientiam in aliquem laqueum erronis incurrere" (Regula monachorum) dunque: "è meglio ignorare le loro perniciose affermazioni che, conoscendole, rimanere intrappolati in qualche errore."
In proposito, data la vastità dell'argomento, è possibile consultare l'opera di Olsen B. Munk, L'atteggiamento medievale di fronte alla cultura classica, a cura di M.DELL'OMO, Roma 1996.