CHIEDILO ALL'ESPERTO

 

Dott.ssa Silvia Marini
Ricercatrice ed insegnante
di Storia Medioevale
all'Università di Stoccolma

 

Domanda n. 1

Domanda n. 2

Domanda n. 3

 

AGOSTO 2003
EVOLUZIONE DEL LATINO CLASSICO IN LATINO LOCALE NELL'ALTO MEDIOEVO IN EUROPA

(3)
Il Latino Classico era realmente utilizzato in maniera diffusa in tutto l'Impero? Cioè: la caduta dell'Impero non ha per caso semplicemente reso "visibile" un uso del Latino Locale già ampiamente diffuso?
di Caius Iulius Marius

Come è noto con la caduta dell'Impero Romano la lingua latina non è morta, bensì lentamente essa si è modificata, da una generazione all'altra, di paese in paese. In particolar modo una reale variazione si può notare nella lingua parlata che con il passare del tempo si è semplificata sempre più, al fine di adattarsi alle esigenze del luogo. Per quanto riguarda invece il latino scritto, questo si è conservato ben più a lungo e con poche variazioni rispetto al classico, poiché esso rappresentava la lingua ufficiale dei trattati politici e della Chiesa.
Naturalmente sarebbe improprio affermare che con l'arrivo dei Visigoti a Roma nasca il latino medievale, in quanto una lingua non nasce dal niente ma si trasforma progressivamente attraverso i secoli, lentamente, mediante una continuità con il latino scolastico e letterario del basso Impero.
Nel III sec l'Impero romano ebbe alcune violente crisi dovute alle dure sconfitte che Goti, Persiani e Alemanni gli inflissero; quando però le popolazioni barbariche furono respinte e l'unità dell'Impero ristabilita, almeno apparentemente, il mondo era cambiato; nella mente dei cives romani si era infatti insinuata l'idea che l'Impero non fosse più così invincibile come si era sempre pensato, anzi si faceva strada il timore di poter essere sconfitti e conquistati da altri popoli "barbari" e incivilizzati.
Due le date di massima importanza per l'Impero dal punto di vista linguistico: il 313, anno in cui Costantino ha promulgato l'Editto di Milano, in cui si proclamava la libertà di culto cristiano, ed il 392, anno in cui Teodosio ha interdetto i culti pagani affermando il trionfo del cristianesimo come religione di stato.
Prima di ciò, i cristiani avevano formato un gruppo isolato dalla grande massa della popolazione romana, e il loro particolarismo aveva favorito la creazione di un nuovo linguaggio che i pagani comprendevano altrettanto male quanto la nuova ideologia.
Il cristianesimo fu dapprima praticato in Occidente da alcuni orientali che anche a Roma parlavano il greco, lingua dalla quale derivano gran parte dei vocaboli cristiani, ad esempio "Ecclesia", "episcopus", "baptismus".
I latini hanno adattato talmente bene questi termini ed altri di derivazione ebraica alla loro lingua, che hanno potuto aggiungere ad essi suffissi latini: "episcopatus", "baptizator", "paschalis". Per esprimere la nuova ideologia si sono coniate anche nuove parole come "Salvator", "sanctificatio", "incarnatio".
È proprio per tutti questi motivi che i pagani hanno incolpato i cristiani di aver alterato la purezza della loro lingua. Molti studiosi infatti fanno derivare il latino medievale italiano da quello classico modificato dall'apporto linguistico dei primi cristiani.
Naturalmente il passaggio dal latino classico a quello medievale non è dovuto esclusivamente ai nuovi conii cristiani ma anche alle rivoluzioni politiche e sociali dei secoli III e IV che lo hanno irreversibilmente mutato.
Con l'arrivo di popolazioni alloctone non si poteva più conservare una finezza della lingua come ad esempio il ritmo quantitativo. Nella pronuncia classica l'accento era musicale, ovvero comportava un innalzamento della voce e l'intensità era molto debole: i romani infatti non avevano alcuna difficoltà a percepire la differenza tra sillaba lunga e sillaba breve. Es "anus" (donna anziana) e "anus" (anello) o "annus" (anno).
Già nel III secolo inizia un processo di semplificazione della lingua in gran parte delle provincie dell'Impero. Questa semplificazione si accentua nel IV-VI secolo a causa dell'arrivo di popolazioni barbariche nelle regioni di confine; queste popolazioni non avevano alcuna velleità letteraria, ma necessitavano di una lingua d'uso quotidiano. Il processo avrà il suo culmine nella creazione di una pronuncia che si adatti maggiormente alle nuove esigenze, caratterizzata da un accento più intenso e secco. Dunque il nuovo ritmo della lingua si fondava sugli accenti come accade oggi per le lingue romanze.
Per quanto riguarda la versificazione e il sistema fonetico della lingua parlata le conseguenze non furono minori, ad esempio nelle sillabe aperte accentate i e u brevi hanno ricevuto lo stesso timbro di e ed o lunghe. Ad es "piram"(pera) e "ferum" (fiero). L'ortografia latina fu sconvolta da questi cambiamenti di pronuncia tanto che nelle iscrizioni di epoca imperiale troviamo grafie come "veces", "colomnes", "Phebus" invece di "vices", "columnes", "Phoebus".
Tante altre sono poi le modifiche che vengono applicate alla lingua latina come la soppressione della regola della penultima per influenza greca; ad esempio all'epoca di Cicerone il termine greco filosofia si pronunciava "filosòfia" e solo dopo la scomparsa della quantità vocalica si è adottata l'accentazione greca "filosofìa".
Altro mutamento è la scomparsa della pronuncia dell'h o la tendenza a semplificare alcuni gruppi intervocalici come -nct in -nt o -mn- in -nn-.
Anche il sistema dei casi comincia a vacillare: il vocativo è in totale regresso e viene sostituito dal nominativo, il neutro viene sostituito dal maschile.
Poiché l'argomento da trattare è vasto, mi limito a fare un esempio per farvi capire quanto lentamente e con piccoli ma importanti cambiamenti il latino classico si trasforma in medievale per potersi adattare alle nuove situazioni politico-sociali. Ovviamente ogni singola regione ha goduto di diversi cambiamenti a seconda delle esigenze linguistiche portate dalla cultura delle popolazioni barbariche. A nord delle Gallie, essendosi i Franchi ben radicati in quelle zone e possedendo una cultura molto sviluppata, non è stato difficile far adottare alle popolazioni romane del posto alcuni dei propri termini come "brunnia" poi "broigne".

In proposito, se volete approfondire vi consiglio una lettura poco impegnativa: "Manuale di Latino Medievale", edito da Schola Salernitana, autore Dag Norberg.