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AGOSTO
2003
EVOLUZIONE
DEL LATINO CLASSICO IN LATINO LOCALE NELL'ALTO
MEDIOEVO IN EUROPA
(3)
Il Latino Classico era realmente utilizzato in
maniera diffusa in tutto l'Impero? Cioè:
la caduta dell'Impero non ha per caso semplicemente
reso "visibile" un uso del Latino Locale
già ampiamente diffuso?
di Caius Iulius Marius
Come
è noto con la caduta dell'Impero Romano
la lingua latina non è morta, bensì
lentamente essa si è modificata, da una
generazione all'altra, di paese in paese. In particolar
modo una reale variazione si può notare
nella lingua parlata che con il passare del tempo
si è semplificata sempre più, al
fine di adattarsi alle esigenze del luogo. Per
quanto riguarda invece il latino scritto, questo
si è conservato ben più a lungo
e con poche variazioni rispetto al classico, poiché
esso rappresentava la lingua ufficiale dei trattati
politici e della Chiesa.
Naturalmente sarebbe improprio affermare che con
l'arrivo dei Visigoti a Roma nasca il latino medievale,
in quanto una lingua non nasce dal niente ma si
trasforma progressivamente attraverso i secoli,
lentamente, mediante una continuità con
il latino scolastico e letterario del basso Impero.
Nel III sec l'Impero romano ebbe alcune violente
crisi dovute alle dure sconfitte che Goti, Persiani
e Alemanni gli inflissero; quando però
le popolazioni barbariche furono respinte e l'unità
dell'Impero ristabilita, almeno apparentemente,
il mondo era cambiato; nella mente dei cives romani
si era infatti insinuata l'idea che l'Impero non
fosse più così invincibile come
si era sempre pensato, anzi si faceva strada il
timore di poter essere sconfitti e conquistati
da altri popoli "barbari" e incivilizzati.
Due le date di massima importanza per l'Impero
dal punto di vista linguistico: il 313, anno in
cui Costantino ha promulgato l'Editto di Milano,
in cui si proclamava la libertà di culto
cristiano, ed il 392, anno in cui Teodosio ha
interdetto i culti pagani affermando il trionfo
del cristianesimo come religione di stato.
Prima di ciò, i cristiani avevano formato
un gruppo isolato dalla grande massa della popolazione
romana, e il loro particolarismo aveva favorito
la creazione di un nuovo linguaggio che i pagani
comprendevano altrettanto male quanto la nuova
ideologia.
Il cristianesimo fu dapprima praticato in Occidente
da alcuni orientali che anche a Roma parlavano
il greco, lingua dalla quale derivano gran parte
dei vocaboli cristiani, ad esempio "Ecclesia",
"episcopus", "baptismus".
I latini hanno adattato talmente bene questi termini
ed altri di derivazione ebraica alla loro lingua,
che hanno potuto aggiungere ad essi suffissi latini:
"episcopatus", "baptizator",
"paschalis". Per esprimere la nuova
ideologia si sono coniate anche nuove parole come
"Salvator", "sanctificatio",
"incarnatio".
È proprio per tutti questi motivi che i
pagani hanno incolpato i cristiani di aver alterato
la purezza della loro lingua. Molti studiosi infatti
fanno derivare il latino medievale italiano da
quello classico modificato dall'apporto linguistico
dei primi cristiani.
Naturalmente il passaggio dal latino classico
a quello medievale non è dovuto esclusivamente
ai nuovi conii cristiani ma anche alle rivoluzioni
politiche e sociali dei secoli III e IV che lo
hanno irreversibilmente mutato.
Con l'arrivo di popolazioni alloctone non si poteva
più conservare una finezza della lingua
come ad esempio il ritmo quantitativo. Nella pronuncia
classica l'accento era musicale, ovvero comportava
un innalzamento della voce e l'intensità
era molto debole: i romani infatti non avevano
alcuna difficoltà a percepire la differenza
tra sillaba lunga e sillaba breve. Es "anus"
(donna anziana) e "anus" (anello) o
"annus" (anno).
Già nel III secolo inizia un processo di
semplificazione della lingua in gran parte delle
provincie dell'Impero. Questa semplificazione
si accentua nel IV-VI secolo a causa dell'arrivo
di popolazioni barbariche nelle regioni di confine;
queste popolazioni non avevano alcuna velleità
letteraria, ma necessitavano di una lingua d'uso
quotidiano. Il processo avrà il suo culmine
nella creazione di una pronuncia che si adatti
maggiormente alle nuove esigenze, caratterizzata
da un accento più intenso e secco. Dunque
il nuovo ritmo della lingua si fondava sugli accenti
come accade oggi per le lingue romanze.
Per quanto riguarda la versificazione e il sistema
fonetico della lingua parlata le conseguenze non
furono minori, ad esempio nelle sillabe aperte
accentate i e u brevi hanno ricevuto lo stesso
timbro di e ed o lunghe. Ad es "piram"(pera)
e "ferum" (fiero). L'ortografia latina
fu sconvolta da questi cambiamenti di pronuncia
tanto che nelle iscrizioni di epoca imperiale
troviamo grafie come "veces", "colomnes",
"Phebus" invece di "vices",
"columnes", "Phoebus".
Tante altre sono poi le modifiche che vengono
applicate alla lingua latina come la soppressione
della regola della penultima per influenza greca;
ad esempio all'epoca di Cicerone il termine greco
filosofia si pronunciava "filosòfia"
e solo dopo la scomparsa della quantità
vocalica si è adottata l'accentazione greca
"filosofìa".
Altro mutamento è la scomparsa della pronuncia
dell'h o la tendenza a semplificare alcuni gruppi
intervocalici come -nct in -nt o -mn- in -nn-.
Anche il sistema dei casi comincia a vacillare:
il vocativo è in totale regresso e viene
sostituito dal nominativo, il neutro viene sostituito
dal maschile.
Poiché l'argomento da trattare è
vasto, mi limito a fare un esempio per farvi capire
quanto lentamente e con piccoli ma importanti
cambiamenti il latino classico si trasforma in
medievale per potersi adattare alle nuove situazioni
politico-sociali. Ovviamente ogni singola regione
ha goduto di diversi cambiamenti a seconda delle
esigenze linguistiche portate dalla cultura delle
popolazioni barbariche. A nord delle Gallie, essendosi
i Franchi ben radicati in quelle zone e possedendo
una cultura molto sviluppata, non è stato
difficile far adottare alle popolazioni romane
del posto alcuni dei propri termini come "brunnia"
poi "broigne".
In
proposito, se volete approfondire vi consiglio
una lettura poco impegnativa: "Manuale di
Latino Medievale", edito da Schola Salernitana,
autore Dag Norberg.
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