CHIEDILO ALL'ESPERTO

 

Prof. Franco Nicastro
Archeologo, Etruscologo,
Direttore del noto locale Magna Roma

 

Domanda n. 1

Domanda n. 2

Domanda n. 3

Domanda n. 4

LUGLIO 2003
LE RAGIONI PIU' SIGNIFICATIVE CHE HANNO PORTATO ALLA FINE DELLA REPUBBLICA ROMANA ED ALLA NASCITA DEL PRINCIPATO, NELL'AMBITO DI QUELLO CHE E' STATO UN SECOLO DI CAMBIAMENTI FORMIDABILI.

(1)
Cosa significò la restaurazione della repubblica?
Ottaviano accolse, dopo un primo rifiuto, l'appellativo di "restitutor rei publicae" per rendere accettabile il nuovo regime al popolo e all'elite o perchè realmente credeva nella necessità di porsi come continuatore di una tradizione radicata nel mondo romano?
di Livia Iulia Drusilla

La risposta a questa domanda deve essere necessariamente articolata per tentare di percepire l'essenza del fatto in argomento, che si verificò nell'anno 23 a.C., e capirne i veri motivi. Ricordiamo, innanzi tutto che le linee della formazione giuridica del potere di Ottaviano erano state indicate da entrambi i suoi predecessori, Silla e Cesare. Tuttavia Ottaviano, forte dell'esperienza degli idi di marzo dell'anno 44, cercò di dare al suo potere una forma più "costituzionale", mantenendo, nell'organizzazione dello Stato, per quanto possibile, elementi repubblicani. La Res Pubblica, infatti, continuò formalmente ad esistere e Ottaviano non manifestò apertamente alcuna tendenza monarchica.
Il sistema statale noto col nome di "principato", che si concretizzò sotto Augusto, fu il risultato di una lunga formazione. Questo sistema rappresenta sia la conseguenza della volontà cosciente dell'imperatore, sia il risultato delle circostanze e di un reale rapporto di forze. E questo fu il pragmatismo vincente di Ottaviano: una costante attenzione a non turbare la tradizionale avversione del popolo di Roma al regime monarchico.
Fondamentale fu la legge di Publio Tizio, dell'anno 43, con la quale, ai triumviri, venivano concessi poteri illimitati per cinque anni. In seguito all'accordo di Taranto , tali poteri erano stati prorogati fino al 31 dicembre dell'anno 33, quindi per una durata complessiva di dieci anni. Perciò il primo gennaio dell'anno 32 i poteri dittatoriali di Antonio e di Ottaviano giuridicamente cessavano. Tuttavia essi non vi avevano rinunciato e, nell'anno 32, Ottaviano continuava ancora a farsi chiamare "triumviro". Tecnicamente questo stato di cose costituiva una usurpazione quindi si rendeva necessario legalizzarlo, ed anche rapidamente. Un sistema di legalizzazione era stato il giuramento che, nell'anno 32, sia Antonio che Ottaviano avevano richiesto alle proprie truppe .
La morte di Antonio il 1° agosto dell'anno 30 aveva, di fatto, reso Ottaviano unico e assoluto capo di Roma e di tutti i suoi domini; ma giuridicamente la sua posizione non era minimamente cambiata quando, nell'anno 36, dopo la vittoria su Sesto Pompeo, Ottaviano fu di nuovo investito della potestà tribunizia, ma questa volta a vita. Nell'anno 30 il Senato gli confermò tali poteri e li ampliò.
Nell'anno 29 Ottaviano tornò a Roma e celebrò un grandioso trionfo. In quell'occasione il titolo di "imperatore", che egli già da alcuni anni usava, ma non ufficialmente, gli fu attribuito per legge e si trasformò, come era avvenuto con Cesare, in nome personale (praenomen). Nell'anno 28 Ottaviano fu eletto console assieme ad Agrippa (era il suo sesto consolato) e nello stesso anno i consoli promossero il censimento generale di tutti i cittadini (che non era più stato fatto dall'anno 70) in occasione del quale venne fatta una "epurazione" del senato. Il numero dei senatori, che negli ultimi anni era cresciuto fino a 1.000, fu ridotto fino a 600. Il nome di Ottaviano fu posto in testa all'elenco e in tal modo egli divenne il princeps senatus.
Infine il 13 gennaio dell'anno 27 si ebbe l'atto finale: Ottaviano dichiarò al Senato e all'assemblea popolare di rinunciare ai poteri di "triumviro" e annunciò la "restaurazione" della Repubblica. Il Senato, riconoscente, tre giorni dopo averlo proclamato "restitutor rei publicae" gli attribuì il soprannome onorifico di "Augusto" e gli tributò vari altri onori .
Dopo questo avvenimento, con l'autorità tribunizia a vita egli manteneva, in tutta la sua pienezza, la potestas civile . La carica di console che Augusto occupò per alcuni anni consecutivi, assieme all'imperium personale, gli dava l'autorità militare. Infine, in qualità di primo console, godeva di tutta l'autorità morale (auctoritas) del capo del più alto consesso dello Stato.
Lo stesso Augusto, per nascondere la sostanza monarchica del suo potere, preferì chiamarsi "primo cittadino dello Stato" (princeps civitatis). Augusto sanzionò il termine: "principato" cominciò ad essere chiamato definitivamente il sistema di organizzazione statale romana formatosi sotto di lui e che continuò ad esistere sotto i suoi successori: sistema in cui una monarchia di fatto era coperta da forme e sopravvivenze repubblicane.
Rinunciando ai poteri di triumviro, Augusto aveva rinunciato anche alla sua autorità nelle province. Tuttavia, dopo lunghe insistenze, egli acconsentì, a mantenere per dieci anni il potere di proconsole in tre province: la Siria, la Spagna e la Gallia, alle quali, di fatto, si aggiungeva l'Egitto che a partire dall'anno 30 era considerato suo dominio personale. Nelle altre province era stato restaurato di nuovo il vecchio governo senatorio per mezzo di proconsoli repubblicani. Anche l'amministrazione del tesoro di Stato (erario) era stata affidata al Senato ed ai suoi questori, mentre per le tre province suddette e per l'Egitto venne creata un'organizzazione finanziaria indipendente, amministrata direttamente da agenti di Augusto. La cassa imperiale fu denominata "fisco" (fiscus).
Questo parallelismo di poteri potrebbe far pensare ad una "diarchia". Naturalmente, di fatto, non esisteva nulla di simile, poiché i poteri non erano affatto suddivisi ed in realtà si trovavano tutti nelle mani del "principe". Anche nel governo delle province, non esisteva alcun dualismo di potere, poiché Augusto governava direttamente le zone militarmente più importanti, la Siria e l'Egitto ad oriente, e la Spagna e la Gallia ad occidente. Tuttavia, giuridicamente, esisteva molta confusione fra l'imperatore e gli organi repubblicani del potere: l'assemblea popolare, il Senato e le magistrature. Per questo motivo gli anni successivi apportarono notevoli precisazioni al riguardo e così, anche l'apparente diarchia cessò di esistere.
Nell'anno 23 era stato scoperto un complotto per attentare alla vita di Augusto I cospiratori erano stati processati e condannati, ma il fatto aveva spaventato l'imperatore e gli aveva dimostrato che anche le apparenze repubblicane del suo regime non costituivano una difesa sicura.
Si aggiunga inoltre una grave malattia che aveva posto all'imperatore, in tutta la sua acutezza, il problema della successione e quello del consolidamento del principio dinastico.
Tutto ciò spiega perché proprio in quegli anni furono presi vari provvedimenti intesi a definire con maggior chiarezza la situazione del principe. Fin dal tempo del suo viaggio nelle province, Augusto, approfittando dei poteri proconsolari, aveva organizzato una guardia personale di nove coorti pretoriane, forti ciascuna di mille uomini (Cohortes praetoriae) . Dopo essere tornalo nell'anno 24 a Roma, seguito dalle coorti pretoriane, egli ne aveva sistemate tre nella stessa città di Roma e sei nei dintorni. Inoltre costituì, sempre nell' urbe, tre coorti urbane (cohortes urbanae) con compiti di polizia. Così a Roma e nelle sue vicinanze Augusto si era creato un diretto appoggio militare.
Il 1° luglio dell'anno 23 Augusto rinunciò alla carica di console che aveva tenuto ininterrottamente fin dal 31, e da quello stesso anno si cominciò a considerare la sua potestà tribunizia come una magistratura annuale .
Ma pur rinunciando al consolato Augusto aveva mantenuto una delle sue prerogative più sostanziali: il diritto di presentare in Senato proposte con precedenza sugli altri magistrati (jus primae relationis), e nell'anno seguente gli venne "concesso" anche il diritto di convocare il Senato e di presiederlo sedendo fra i due consoli.
Ancor più importante fu la decisione adottata dal Senato nell'anno 23: lo "imperio" di Augusto fu riconosciuto maggiore (imperium maius) rispetto a quello di tutti gli altri capi militari, in particolare rispetto ai proconsoli delle province senatorie. Così Augusto divenne il capo di tutta l'amministrazione provinciale e anche l'ultima parvenza di diarchia sparì per sempre.
Il significato dei cambiamenti avvenuti dall'anno 24 al 22 è molto chiaro . Da una parte si trattava di un ulteriore passo verso la "restaurazione della Repubblica". Rinunciando ai suoi diritti esclusivi al consolato, Augusto, nello stesso tempo, lo rendeva accessibile ad altre persone, mentre la potestà tribunizia sottolineava il carattere generale del suo potere. Da un'altra parte, le riforme si prefiggevano il fine di consolidare l'autorità personale dell'imperatore. Già la scelta della potestà tribunizia quale basilare forma repubblicana, nella quale veniva espressa l'autorità civile di Augusto, rivela la tendenza al consolidamento dell'autocrazia, poiché, secondo le concezioni repubblicane, la potestà tribunizia rappresentava il potere più alto nei riguardi di tutte le altre magistrature. Inoltre, pur rinunciando per sempre al consolato, Augusto aveva conservato una situazione di predominio in seno al Senato, ed atti come quello di dichiarare l'autorità. militare di Augusto, l'imperium, superiore a qualsiasi altra, senza parlare poi della creazione nella stessa Roma di una guardia permanente addetta alla persona dell'imperatore, erano evidentemente diretti a consolidare tendenze autocratiche .
L'insieme di tutte queste circostanze non lascia dubbi: nonostante l'affermazione del principio repubblicano, il risultato fu il consolidamento del principio monarchico e della diarchia non rimase altro che una vuota formula.
Bisogna solo aggiungere che nell'anno 13 Augusto fu eletto nei comizi pontefice massimo e divenne in tal modo anche il capo della religione romana.
In concreto la base formale del principato si riassumeva in tre punti essenziali:

· la potestà tribunizia, resa più ampia, fece di Augusto il capo di tutta l'amministrazione civile (Senato, comizi e magistrature);

· lo imperium maius gli diede l'alto comando di tutte le truppe romane e delle province;

· la carica di pontefice massimo gli attribuì una funzione direttiva nel campo religioso.

A ciò bisogna inoltre aggiungere i vari incarichi e poteri straordinari che di volta in volta Ottaviano si assumeva: la sorveglianza censoriale sulle "leggi e sui costumi" (cura legum et morum), la direzione del rifornimento di viveri a Roma (cura annonae), la sorveglianza sugli acquedotti (cura aquarum). Il che equivale al controllo totale e capillare della vita dell'impero sotto tutti gli aspetti.