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LUGLIO
2003
LE
RAGIONI PIU' SIGNIFICATIVE CHE HANNO PORTATO ALLA
FINE DELLA REPUBBLICA ROMANA ED ALLA NASCITA DEL
PRINCIPATO, NELL'AMBITO DI QUELLO CHE E' STATO
UN SECOLO DI CAMBIAMENTI FORMIDABILI.
(1)
Cosa significò la restaurazione della repubblica?
Ottaviano accolse, dopo un primo rifiuto, l'appellativo
di "restitutor rei publicae" per rendere
accettabile il nuovo regime al popolo e all'elite
o perchè realmente credeva nella necessità
di porsi come continuatore di una tradizione radicata
nel mondo romano?
di Livia Iulia Drusilla
La
risposta a questa domanda deve essere necessariamente
articolata per tentare di percepire l'essenza
del fatto in argomento, che si verificò
nell'anno 23 a.C., e capirne i veri motivi. Ricordiamo,
innanzi tutto che le linee della formazione giuridica
del potere di Ottaviano erano state indicate da
entrambi i suoi predecessori, Silla e Cesare.
Tuttavia Ottaviano, forte dell'esperienza degli
idi di marzo dell'anno 44, cercò di dare
al suo potere una forma più "costituzionale",
mantenendo, nell'organizzazione dello Stato, per
quanto possibile, elementi repubblicani. La Res
Pubblica, infatti, continuò formalmente
ad esistere e Ottaviano non manifestò apertamente
alcuna tendenza monarchica.
Il sistema statale noto col nome di "principato",
che si concretizzò sotto Augusto, fu il
risultato di una lunga formazione. Questo sistema
rappresenta sia la conseguenza della volontà
cosciente dell'imperatore, sia il risultato delle
circostanze e di un reale rapporto di forze. E
questo fu il pragmatismo vincente di Ottaviano:
una costante attenzione a non turbare la tradizionale
avversione del popolo di Roma al regime monarchico.
Fondamentale fu la legge di Publio Tizio, dell'anno
43, con la quale, ai triumviri, venivano concessi
poteri illimitati per cinque anni. In seguito
all'accordo di Taranto , tali poteri erano stati
prorogati fino al 31 dicembre dell'anno 33, quindi
per una durata complessiva di dieci anni. Perciò
il primo gennaio dell'anno 32 i poteri dittatoriali
di Antonio e di Ottaviano giuridicamente cessavano.
Tuttavia essi non vi avevano rinunciato e, nell'anno
32, Ottaviano continuava ancora a farsi chiamare
"triumviro". Tecnicamente questo stato
di cose costituiva una usurpazione quindi si rendeva
necessario legalizzarlo, ed anche rapidamente.
Un sistema di legalizzazione era stato il giuramento
che, nell'anno 32, sia Antonio che Ottaviano avevano
richiesto alle proprie truppe .
La morte di Antonio il 1° agosto dell'anno
30 aveva, di fatto, reso Ottaviano unico e assoluto
capo di Roma e di tutti i suoi domini; ma giuridicamente
la sua posizione non era minimamente cambiata
quando, nell'anno 36, dopo la vittoria su Sesto
Pompeo, Ottaviano fu di nuovo investito della
potestà tribunizia, ma questa volta a vita.
Nell'anno 30 il Senato gli confermò tali
poteri e li ampliò.
Nell'anno 29 Ottaviano tornò a Roma e celebrò
un grandioso trionfo. In quell'occasione il titolo
di "imperatore", che egli già
da alcuni anni usava, ma non ufficialmente, gli
fu attribuito per legge e si trasformò,
come era avvenuto con Cesare, in nome personale
(praenomen). Nell'anno 28 Ottaviano fu eletto
console assieme ad Agrippa (era il suo sesto consolato)
e nello stesso anno i consoli promossero il censimento
generale di tutti i cittadini (che non era più
stato fatto dall'anno 70) in occasione del quale
venne fatta una "epurazione" del senato.
Il numero dei senatori, che negli ultimi anni
era cresciuto fino a 1.000, fu ridotto fino a
600. Il nome di Ottaviano fu posto in testa all'elenco
e in tal modo egli divenne il princeps senatus.
Infine il 13 gennaio dell'anno 27 si ebbe l'atto
finale: Ottaviano dichiarò al Senato e
all'assemblea popolare di rinunciare ai poteri
di "triumviro" e annunciò la
"restaurazione" della Repubblica. Il
Senato, riconoscente, tre giorni dopo averlo proclamato
"restitutor rei publicae" gli attribuì
il soprannome onorifico di "Augusto"
e gli tributò vari altri onori .
Dopo questo avvenimento, con l'autorità
tribunizia a vita egli manteneva, in tutta la
sua pienezza, la potestas civile . La carica di
console che Augusto occupò per alcuni anni
consecutivi, assieme all'imperium personale, gli
dava l'autorità militare. Infine, in qualità
di primo console, godeva di tutta l'autorità
morale (auctoritas) del capo del più alto
consesso dello Stato.
Lo stesso Augusto, per nascondere la sostanza
monarchica del suo potere, preferì chiamarsi
"primo cittadino dello Stato" (princeps
civitatis). Augusto sanzionò il termine:
"principato" cominciò ad essere
chiamato definitivamente il sistema di organizzazione
statale romana formatosi sotto di lui e che continuò
ad esistere sotto i suoi successori: sistema in
cui una monarchia di fatto era coperta da forme
e sopravvivenze repubblicane.
Rinunciando ai poteri di triumviro, Augusto aveva
rinunciato anche alla sua autorità nelle
province. Tuttavia, dopo lunghe insistenze, egli
acconsentì, a mantenere per dieci anni
il potere di proconsole in tre province: la Siria,
la Spagna e la Gallia, alle quali, di fatto, si
aggiungeva l'Egitto che a partire dall'anno 30
era considerato suo dominio personale. Nelle altre
province era stato restaurato di nuovo il vecchio
governo senatorio per mezzo di proconsoli repubblicani.
Anche l'amministrazione del tesoro di Stato (erario)
era stata affidata al Senato ed ai suoi questori,
mentre per le tre province suddette e per l'Egitto
venne creata un'organizzazione finanziaria indipendente,
amministrata direttamente da agenti di Augusto.
La cassa imperiale fu denominata "fisco"
(fiscus).
Questo parallelismo di poteri potrebbe far pensare
ad una "diarchia". Naturalmente, di
fatto, non esisteva nulla di simile, poiché
i poteri non erano affatto suddivisi ed in realtà
si trovavano tutti nelle mani del "principe".
Anche nel governo delle province, non esisteva
alcun dualismo di potere, poiché Augusto
governava direttamente le zone militarmente più
importanti, la Siria e l'Egitto ad oriente, e
la Spagna e la Gallia ad occidente. Tuttavia,
giuridicamente, esisteva molta confusione fra
l'imperatore e gli organi repubblicani del potere:
l'assemblea popolare, il Senato e le magistrature.
Per questo motivo gli anni successivi apportarono
notevoli precisazioni al riguardo e così,
anche l'apparente diarchia cessò di esistere.
Nell'anno 23 era stato scoperto un complotto per
attentare alla vita di Augusto I cospiratori erano
stati processati e condannati, ma il fatto aveva
spaventato l'imperatore e gli aveva dimostrato
che anche le apparenze repubblicane del suo regime
non costituivano una difesa sicura.
Si aggiunga inoltre una grave malattia che aveva
posto all'imperatore, in tutta la sua acutezza,
il problema della successione e quello del consolidamento
del principio dinastico.
Tutto ciò spiega perché proprio
in quegli anni furono presi vari provvedimenti
intesi a definire con maggior chiarezza la situazione
del principe. Fin dal tempo del suo viaggio nelle
province, Augusto, approfittando dei poteri proconsolari,
aveva organizzato una guardia personale di nove
coorti pretoriane, forti ciascuna di mille uomini
(Cohortes praetoriae) . Dopo essere tornalo nell'anno
24 a Roma, seguito dalle coorti pretoriane, egli
ne aveva sistemate tre nella stessa città
di Roma e sei nei dintorni. Inoltre costituì,
sempre nell' urbe, tre coorti urbane (cohortes
urbanae) con compiti di polizia. Così a
Roma e nelle sue vicinanze Augusto si era creato
un diretto appoggio militare.
Il 1° luglio dell'anno 23 Augusto rinunciò
alla carica di console che aveva tenuto ininterrottamente
fin dal 31, e da quello stesso anno si cominciò
a considerare la sua potestà tribunizia
come una magistratura annuale .
Ma pur rinunciando al consolato Augusto aveva
mantenuto una delle sue prerogative più
sostanziali: il diritto di presentare in Senato
proposte con precedenza sugli altri magistrati
(jus primae relationis), e nell'anno seguente
gli venne "concesso" anche il diritto
di convocare il Senato e di presiederlo sedendo
fra i due consoli.
Ancor più importante fu la decisione adottata
dal Senato nell'anno 23: lo "imperio"
di Augusto fu riconosciuto maggiore (imperium
maius) rispetto a quello di tutti gli altri capi
militari, in particolare rispetto ai proconsoli
delle province senatorie. Così Augusto
divenne il capo di tutta l'amministrazione provinciale
e anche l'ultima parvenza di diarchia sparì
per sempre.
Il significato dei cambiamenti avvenuti dall'anno
24 al 22 è molto chiaro . Da una parte
si trattava di un ulteriore passo verso la "restaurazione
della Repubblica". Rinunciando ai suoi diritti
esclusivi al consolato, Augusto, nello stesso
tempo, lo rendeva accessibile ad altre persone,
mentre la potestà tribunizia sottolineava
il carattere generale del suo potere. Da un'altra
parte, le riforme si prefiggevano il fine di consolidare
l'autorità personale dell'imperatore. Già
la scelta della potestà tribunizia quale
basilare forma repubblicana, nella quale veniva
espressa l'autorità civile di Augusto,
rivela la tendenza al consolidamento dell'autocrazia,
poiché, secondo le concezioni repubblicane,
la potestà tribunizia rappresentava il
potere più alto nei riguardi di tutte le
altre magistrature. Inoltre, pur rinunciando per
sempre al consolato, Augusto aveva conservato
una situazione di predominio in seno al Senato,
ed atti come quello di dichiarare l'autorità.
militare di Augusto, l'imperium, superiore a qualsiasi
altra, senza parlare poi della creazione nella
stessa Roma di una guardia permanente addetta
alla persona dell'imperatore, erano evidentemente
diretti a consolidare tendenze autocratiche .
L'insieme di tutte queste circostanze non lascia
dubbi: nonostante l'affermazione del principio
repubblicano, il risultato fu il consolidamento
del principio monarchico e della diarchia non
rimase altro che una vuota formula.
Bisogna solo aggiungere che nell'anno 13 Augusto
fu eletto nei comizi pontefice massimo e divenne
in tal modo anche il capo della religione romana.
In concreto la base formale del principato si
riassumeva in tre punti essenziali:
·
la potestà tribunizia, resa più
ampia, fece di Augusto il capo di tutta l'amministrazione
civile (Senato, comizi e magistrature);
·
lo imperium maius gli diede l'alto comando di
tutte le truppe romane e delle province;
·
la carica di pontefice massimo gli attribuì
una funzione direttiva nel campo religioso.
A
ciò bisogna inoltre aggiungere i vari incarichi
e poteri straordinari che di volta in volta Ottaviano
si assumeva: la sorveglianza censoriale sulle
"leggi e sui costumi" (cura legum et
morum), la direzione del rifornimento di viveri
a Roma (cura annonae), la sorveglianza sugli acquedotti
(cura aquarum). Il che equivale al controllo totale
e capillare della vita dell'impero sotto tutti
gli aspetti.
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