CHIEDILO ALL'ESPERTO

 

Prof. Franco Nicastro
Archeologo, Etruscologo,
Direttore del noto locale Magna Roma

 

Domanda n. 1

Domanda n. 2

Domanda n. 3

Domanda n. 4

LUGLIO 2003
LE RAGIONI PIU' SIGNIFICATIVE CHE HANNO PORTATO ALLA FINE DELLA REPUBBLICA ROMANA ED ALLA NASCITA DEL PRINCIPATO, NELL'AMBITO DI QUELLO CHE E' STATO UN SECOLO DI CAMBIAMENTI FORMIDABILI.

(2)
Può essere considerato motivo della caduta della repubblica, tra gli altri, l'eccessiva brevità delle magistrature a Roma?. Conservare l'incarico solo per un anno fa sì che non si abbia tempo necessario per entrare a contatto e poter risolvere i problemi dell'Urbs. Può dunque la mancanza di continuità di azione di un magistrato aver determinato in parte la caduta della res publica?
di Livia Iulia Drusilla

L'accesso ai ranghi del Senato di Roma, come noto, era stabilito per censo fondiario ed i suoi membri lo erano a vita. Questo, ai nostri occhi, costituisce un enorme squilibrio con le altre cariche magistrali che avevano durata annuale, fatta eccezione per i Censori, i quali duravano in carica diciotto mesi, o della Dittatura che poteva essere assunta in casi eccezionali e solo per sei mesi .
La originaria gestione della Res Pubblica, fu concepita per una dimensione molto più modesta, di quella raggiunta dalla Roma della fine del I sec. a.C.. Pur con tutti gli aggiustamenti che nei secoli intervennero, l'organizzazione di governo risentì sempre dell'impianto originario. La durata delle cariche magistrali fu una caratteristica di quel disegno primigenio che non fu mai modificata. Fu sempre prevalente, infatti, il timore della possibile restaurazione monarchica da parte dei magistrati troppo a lunga in carica, rispetto al possibile disagio circa la efficacia dell'operato del magistrato procurato dalla brevità della carica stessa.
Di fatto, però, il sistema, a parte qualche rarissima eccezione, non è mai stato modificato, e ciò indica la sua validità per la società della Roma del periodo repubblicano. I magistrati eletti operavano quale rappresentanti di un movimento in base ad un prestabilito programma che era di massima rispettato. Quindi, pur nella brevità della espressione operativa, il lavoro politico era incanalato in un percorso relativamente stabilito. Naturalmente in termini generali. Questo sistema, limitato ai nostri occhi, presentava tuttavia i suoi vantaggi che insistevano proprio nella brevità della carica: era necessario essere molto efficaci nello scarso tempo dell'incarico. I problemi, in fondo erano noti ed i programmi, illustrati nel corso della tornata elettorale, prevedevano poche e concrete attività. Il contatto con la realtà dell'Urbs e con la sua situazione sociale era ampiamente nota a tutti i cives ciascuno dei quali, almeno prima della fine del II secolo, era un potenziale candidato. Il ricambio così frequente, poi, poneva tutti in condizione di poter agire nei ranghi della magistratura, perché la eleggibilità, per il singolo, durava nel tempo ed un anno passava presto così da consentirgli l'opportunità di molteplici candidature. C'è da ricordare che l'eletto non percepiva alcun compenso né aveva riconosciute provvidenze di sorta. Spesso, anzi, i magistrati come gli Ediles sborsavano somme enormi per la organizzazione degli spettacoli; i tribuni della plebe, addirittura, rischiavano in prima persona, anche fisicamente.
L'importanza e l'efficacia di queste cariche, ancor più della loro durata, rispecchiarono i diversi momenti storici ed assunsero valori molto diversi arrivando talvolta a svuotarsi di significato.
E' mia opinione, quindi, che la brevità delle cariche magistrali non possa essere annoverata tra le concause che portarono al disfacimento del sistema repubblicano. Fu il sistema di governo repubblicano nella sua interezza a mostrare i propri limiti rispetto alle rinnovate esigenze di Roma assurta, oramai, a potenza mondiale.