CHIEDILO ALL'ESPERTO

 

Prof. Franco Nicastro
Archeologo, Etruscologo,
Direttore del noto locale Magna Roma

 

Domanda n. 1

Domanda n. 2

Domanda n. 3

Domanda n. 4

LUGLIO 2003
LE RAGIONI PIU' SIGNIFICATIVE CHE HANNO PORTATO ALLA FINE DELLA REPUBBLICA ROMANA ED ALLA NASCITA DEL PRINCIPATO, NELL'AMBITO DI QUELLO CHE E' STATO UN SECOLO DI CAMBIAMENTI FORMIDABILI.

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Quali furono i principali e più evidenti cambiamenti causati dal passaggio al principato nei costumi e nella sfera religiosa dei cittadini romani?
di Franciscus Apulus Caesar

La cultura romana raggiunse il suo massimo splendore nell'epoca delle guerre civili e nel successivo periodo del principato di Augusto. All'inizio delle guerre civili la società romana non solo aveva assorbito molte conquiste della cultura greca, ma aveva anche saputo rielaborarne la maggior parte nello spirito nazionale romano. Roma, già da un lungo periodo era partecipe di uno sviluppo durante il quale gli insegnamenti venuti dall'esterno avevano già cominciato a diventare parte organica del processo interno di evoluzione culturale. Così, verso la metà del II sec. a.C., a Roma erano già state gettate le basi di quell'ideologia, al cui completo sviluppo le guerre civili diedero un forte impulso. La massima tensione dei contrasti sociali, il largo sviluppo della lotta di classe, il fiorire della vita politica, il complicarsi dei rapporti internazionali, furono elementi di potente stimolo per il rapido evolversi di tutti gli aspetti della vita spirituale romana.
Gli ultimi decenni delle guerre civili e l'iniziale età del principato di Augusto, nel campo dello sviluppo culturale non sono divisi da una linea precisa, pertanto per essere sufficientemente sintetici, è necessario procedere tentando una schematizzazione cercando, però, di attenuarne il più possibile il profilo.
La fine delle guerre civili e il lungo periodo di pace civile che ne seguì dopo l'anno 30 a.C. provocarono una diffusa psicologia di sollievo e di elevazione creativa. che generò la poesia di Ovidio, la storiografia di Tito Livio e la lirica di Orazio. Sotto molti aspetti, il "secolo d'oro" di Augusto cedeva al confronto del periodo precedente , tuttavia alcuni aspetti della nuova ideologia raggiunsero effettivamente, sotto Augusto, il loro apogeo.

· Nel campo della scienza si assiste ad un rinnovamento degli interessi ed accanto alle tradizionali discipline quali l'arte della guerra, la giurisprudenza e l'agricoltura, insieme agli insegnamenti di grammatica, retorica e filosofia, già da tempo introdotti in Italia, si assiste ad un intenso sviluppo delle "arti liberali": la geometria, l'aritmetica, l'astronomia, la musica.

· La lingua letteraria latina, giunta al suo pieno sviluppo durante il periodo delle guerre civili, nel corso del principato di Augusto divenne un grande strumento culturale grazie ad alcuni circoli letterari, uno dei quali fu quello di Mecenate, funzionale all'ortodossia augustea, che giunse alla sua massima espressione con Orazio, Properzio e con Virgilio.

· Come noto Augusto fu molto coerente con la sua politica conservatrice. In nome dell'antica semplicità di vita romana, operò per il consolidamento delle basi della famiglia. Fin dal II secolo, l'accumulazione di grandi ricchezze, le scosse sociali delle conquiste e delle lotte civili avevano portato alla crisi della base famigliare delle classi alte. Le giovani donne preferivano non avere figli e le famiglie numerose erano divenute rare. La grande emancipazione de facto delle donne spesso era solo libertà di adulterio. Le diverse leggi successivamente emanate quali la Lex Julia de maritandis,la Lex Papia Poppaea nonché lo jus trium liberorum, tentarono, con scarsa efficacia, di risolvere questo fenomeno sociale. La vita di Augusto s'improntò in maniera esemplare alla morigeratezza dei costumi da lui propagandata, ma è sintomatico il comportamento di Giulia e di Giulia minore, rispettivamente sua figlia e sua nipote, che fecero tale scandalo da costringere l'imperatore ad esiliare a vita entrambe le donne. L'epitaffio "castam fuit, lanam fecit, domum servavit" che molti sepolcri di età repubblicana esibivano con orgoglio quale perpetuo monito ai solidi pilastri della società familiare romana, erano oramai pezzi di storia da ostentare, con orgoglio, forse, ma come lontano ricordo dei fondamenti del mos maiorum, tristemente tramontato. Una volta assaggiata la libertà, la donna, perpetuamente sottomessa de jure al padre, al marito, al figlio od al fratello maggiore, non lo fu più de facto.

· In ambito sociale rilevante fu anche l'assetto che Augusto dette all'organizzazione statale ed in particolare al Senato. Le epurazioni operate negli anni 28, 18, ed 8 a.C. e negli anni 4 e 14 d.C. portarono il numero dei membri da più di mille che erano a seicento. Lo scopo fu quello di ridare autorità e credibilità - ma solo dal punto di vista formale - a questa antica istituzione eliminando tutti quei membri eterogenei nominati da Silla e Cesare: ufficiali dei due dittatori, liberti, provinciali; tutta gente che non aveva diritto alla carica Senatoriale. Le stringenti regole imposte da Augusto ebbero un importante risvolto sociale poiché solo coloro che, oltre ad avere un censo di un milione di sesterzi, erano in grado di annoverare antenati Senatori per almeno due generazioni successive, avevano il diritto di aspirare alla classe senatoriale. Il che portò ad una preclusione del Senato per tutti i parvenu . Nella scia di questa riforma, che tutte le classi sociali possedettero un loro status giuridico fortemente delineato, a differenza del periodo precedente dove non esistevano rigide regolamentazioni. Ci fu un forte ridimensionamento dei liberti che solo successivamente, nella qualità di funzionari statali assursero a grande importanza per l'amministrazione dello stato imperiale.

· A differenza di Silla e Cesare che furono molto prodighi nella assegnazione della cittadinanza, Augusto limitò molto questo diritto evitando il più possibile nuove concessioni.

· Nel campo religioso, per reagire alla oramai consolidata tendenza dei culti stranieri, particolarmente orientali, che sempre più numerosi erano introdotti a Roma, sulla scia della sua politica conservatrice, Augusto ripristinò gli antichi culti ed i quasi dimenticati collegi sacerdotali quali, ad esempio, il collegio dei Fratres Arvales di cui fu fervente membro. Istituì il culto di suo padre adottivo, il "Divo Giulio" e incoraggiò grandemente il culto della dea Venere, nella qualità di fondatrice della stirpe Giulia. Proibendo però che si facesse anche di lui un dio consentì l'adorazione del "genio" dell'Imperatore congiuntamente a quello della dea Roma, peraltro già apparso in età repubblicana.

Ma tutto questo può offrire solo una vaga idea del vero cambiamento che intervenne in Roma con il principato. Un cambiamento sottile che forse fu accettato come male minore dall'intera cittadinanza benché fosse di tale sostanza da sovvertire il senso della civitas consolidato in quasi cinque secoli dalla caduta della monarchia: il romano da cittadino diventava suddito.