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LUGLIO
2003
LE
RAGIONI PIU' SIGNIFICATIVE CHE HANNO PORTATO ALLA
FINE DELLA REPUBBLICA ROMANA ED ALLA NASCITA DEL
PRINCIPATO, NELL'AMBITO DI QUELLO CHE E' STATO
UN SECOLO DI CAMBIAMENTI FORMIDABILI.
(3)
Quali
furono i principali e più evidenti cambiamenti
causati dal passaggio al principato nei costumi
e nella sfera religiosa dei cittadini romani?
di Franciscus Apulus Caesar
La
cultura romana raggiunse il suo massimo splendore
nell'epoca delle guerre civili e nel successivo
periodo del principato di Augusto. All'inizio
delle guerre civili la società romana non
solo aveva assorbito molte conquiste della cultura
greca, ma aveva anche saputo rielaborarne la maggior
parte nello spirito nazionale romano. Roma, già
da un lungo periodo era partecipe di uno sviluppo
durante il quale gli insegnamenti venuti dall'esterno
avevano già cominciato a diventare parte
organica del processo interno di evoluzione culturale.
Così, verso la metà del II sec.
a.C., a Roma erano già state gettate le
basi di quell'ideologia, al cui completo sviluppo
le guerre civili diedero un forte impulso. La
massima tensione dei contrasti sociali, il largo
sviluppo della lotta di classe, il fiorire della
vita politica, il complicarsi dei rapporti internazionali,
furono elementi di potente stimolo per il rapido
evolversi di tutti gli aspetti della vita spirituale
romana.
Gli ultimi decenni delle guerre civili e l'iniziale
età del principato di Augusto, nel campo
dello sviluppo culturale non sono divisi da una
linea precisa, pertanto per essere sufficientemente
sintetici, è necessario procedere tentando
una schematizzazione cercando, però, di
attenuarne il più possibile il profilo.
La fine delle guerre civili e il lungo periodo
di pace civile che ne seguì dopo l'anno
30 a.C. provocarono una diffusa psicologia di
sollievo e di elevazione creativa. che generò
la poesia di Ovidio, la storiografia di Tito Livio
e la lirica di Orazio. Sotto molti aspetti, il
"secolo d'oro" di Augusto cedeva al
confronto del periodo precedente , tuttavia alcuni
aspetti della nuova ideologia raggiunsero effettivamente,
sotto Augusto, il loro apogeo.
·
Nel campo della scienza si assiste ad un rinnovamento
degli interessi ed accanto alle tradizionali discipline
quali l'arte della guerra, la giurisprudenza e
l'agricoltura, insieme agli insegnamenti di grammatica,
retorica e filosofia, già da tempo introdotti
in Italia, si assiste ad un intenso sviluppo delle
"arti liberali": la geometria, l'aritmetica,
l'astronomia, la musica.
·
La lingua letteraria latina, giunta al suo pieno
sviluppo durante il periodo delle guerre civili,
nel corso del principato di Augusto divenne un
grande strumento culturale grazie ad alcuni circoli
letterari, uno dei quali fu quello di Mecenate,
funzionale all'ortodossia augustea, che giunse
alla sua massima espressione con Orazio, Properzio
e con Virgilio.
·
Come noto Augusto fu molto coerente con la sua
politica conservatrice. In nome dell'antica semplicità
di vita romana, operò per il consolidamento
delle basi della famiglia. Fin dal II secolo,
l'accumulazione di grandi ricchezze, le scosse
sociali delle conquiste e delle lotte civili avevano
portato alla crisi della base famigliare delle
classi alte. Le giovani donne preferivano non
avere figli e le famiglie numerose erano divenute
rare. La grande emancipazione de facto delle donne
spesso era solo libertà di adulterio. Le
diverse leggi successivamente emanate quali la
Lex Julia de maritandis,la Lex Papia Poppaea nonché
lo jus trium liberorum, tentarono, con scarsa
efficacia, di risolvere questo fenomeno sociale.
La vita di Augusto s'improntò in maniera
esemplare alla morigeratezza dei costumi da lui
propagandata, ma è sintomatico il comportamento
di Giulia e di Giulia minore, rispettivamente
sua figlia e sua nipote, che fecero tale scandalo
da costringere l'imperatore ad esiliare a vita
entrambe le donne. L'epitaffio "castam fuit,
lanam fecit, domum servavit" che molti sepolcri
di età repubblicana esibivano con orgoglio
quale perpetuo monito ai solidi pilastri della
società familiare romana, erano oramai
pezzi di storia da ostentare, con orgoglio, forse,
ma come lontano ricordo dei fondamenti del mos
maiorum, tristemente tramontato. Una volta assaggiata
la libertà, la donna, perpetuamente sottomessa
de jure al padre, al marito, al figlio od al fratello
maggiore, non lo fu più de facto.
· In ambito sociale rilevante fu anche
l'assetto che Augusto dette all'organizzazione
statale ed in particolare al Senato. Le epurazioni
operate negli anni 28, 18, ed 8 a.C. e negli anni
4 e 14 d.C. portarono il numero dei membri da
più di mille che erano a seicento. Lo scopo
fu quello di ridare autorità e credibilità
- ma solo dal punto di vista formale - a questa
antica istituzione eliminando tutti quei membri
eterogenei nominati da Silla e Cesare: ufficiali
dei due dittatori, liberti, provinciali; tutta
gente che non aveva diritto alla carica Senatoriale.
Le stringenti regole imposte da Augusto ebbero
un importante risvolto sociale poiché solo
coloro che, oltre ad avere un censo di un milione
di sesterzi, erano in grado di annoverare antenati
Senatori per almeno due generazioni successive,
avevano il diritto di aspirare alla classe senatoriale.
Il che portò ad una preclusione del Senato
per tutti i parvenu . Nella scia di questa riforma,
che tutte le classi sociali possedettero un loro
status giuridico fortemente delineato, a differenza
del periodo precedente dove non esistevano rigide
regolamentazioni. Ci fu un forte ridimensionamento
dei liberti che solo successivamente, nella qualità
di funzionari statali assursero a grande importanza
per l'amministrazione dello stato imperiale.
·
A differenza di Silla e Cesare che furono molto
prodighi nella assegnazione della cittadinanza,
Augusto limitò molto questo diritto evitando
il più possibile nuove concessioni.
·
Nel campo religioso, per reagire alla oramai consolidata
tendenza dei culti stranieri, particolarmente
orientali, che sempre più numerosi erano
introdotti a Roma, sulla scia della sua politica
conservatrice, Augusto ripristinò gli antichi
culti ed i quasi dimenticati collegi sacerdotali
quali, ad esempio, il collegio dei Fratres Arvales
di cui fu fervente membro. Istituì il culto
di suo padre adottivo, il "Divo Giulio"
e incoraggiò grandemente il culto della
dea Venere, nella qualità di fondatrice
della stirpe Giulia. Proibendo però che
si facesse anche di lui un dio consentì
l'adorazione del "genio" dell'Imperatore
congiuntamente a quello della dea Roma, peraltro
già apparso in età repubblicana.
Ma
tutto questo può offrire solo una vaga
idea del vero cambiamento che intervenne in Roma
con il principato. Un cambiamento sottile che
forse fu accettato come male minore dall'intera
cittadinanza benché fosse di tale sostanza
da sovvertire il senso della civitas consolidato
in quasi cinque secoli dalla caduta della monarchia:
il romano da cittadino diventava suddito.
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