CHIEDILO ALL'ESPERTO

 

Prof. Franco Nicastro
Archeologo, Etruscologo,
Direttore del noto locale Magna Roma

 

Domanda n. 1

Domanda n. 2

Domanda n. 3

Domanda n. 4

LUGLIO 2003
LE RAGIONI PIU' SIGNIFICATIVE CHE HANNO PORTATO ALLA FINE DELLA REPUBBLICA ROMANA ED ALLA NASCITA DEL PRINCIPATO, NELL'AMBITO DI QUELLO CHE E' STATO UN SECOLO DI CAMBIAMENTI FORMIDABILI.

(4)
La fine della Repubblica può essere legata all'impossibilità di controllare una moltitudine di interessi contrastanti con un organo collegiale come il Senato ?
di Caius Iulius Marius

Il Senato di Roma, durante il corso della sua storia e per la gran parte dei suoi membri, rappresentò gli interessi della classe alta formando una oligarchia che si oppose sempre, con tutti i mezzi, a quei cambiamenti sociali, nel divenire sempre più acutamente avvertiti . Tipica fu l'opposizione a quelle riforme agrarie che avrebbero risolto molte delle tensioni che contribuirono a portare Roma al lungo periodo delle guerre civili, tra II e I sec. a.C., origine della caduta dell'ordinamento Repubblicano. La crisi istituzionale del Senato di Roma, nei termini suaccennati, divenne drammatica verso la fine del III sec. a.C.
L'espandersi dei territori conquistati portò con se una sempre più febbrile attività giuridica. Questo comportò un crescente distacco dalla politica della Res Pubblica da parte del popolo al punto che, in seguito alle precisazioni giuridico istituzionali relative all'esercizio dell'amministrazione statale dopo l'anno 150, emerse una classe di "professionisti della politica", aggravando ancor di più il distacco tra Senato ed organi magistrali da una parte, e dall'altro lato, le masse popolari e degli ex contadini italici divenuti giocoforza proletari urbani: quei disperati che, privati dalla unica fonte di reddito costituita dai loro piccoli appezzamenti agricoli, - appezzamenti destinati ad impinguare i senatoria latifundia -, andavano a stabilirsi a Roma con la speranza di risolvere la loro drammatica situazione.
Quindi la caduta della Repubblica fu resa storicamente inevitabile da una serie di concause che, comunque, possono riferirsi alla sempre maggiore difficoltà del Senato di gestire una situazione, di per se difficile, aggravata da conflitti interni generati da contrapposti interessi che, per quanto mascherati, erano ascrivibili tutti alla gestione del potere . A tutto questo si aggiunga un vasto orizzonte sociale ed economico affatto diverso rispetto a quello secoli precedenti; infatti le vecchie classi, di cui la Repubblica rispecchiava gli interessi, verso la fine del I sec. a.C. erano scomparse o si erano degradate a tal punto da non esistere più sul piano dell'efficacia; la classe contadina italica era quasi completamente sparita. La nobiltà e l'ordine equestre, in conseguenza delle guerre civili, erano scomparse fisicamente o si erano decomposti a favore di nuovi gruppi economici provinciali determinati dal nuovo vasto mercato mediterraneo. In questo orizzonte di mutazione profonda degli assetti sociali, emergevano nuovi complessi rapporti fra l'Italia e le province, fra cittadini e non cittadini, i quali esigevano con forza un nuovo sistema di governo. Non era più possibile governare una potenza mondiale con un apparato appena adatto alla piccola comunità sorta sul Tevere o tutt'al più alla federazione italica.

Nello stato repubblicana della fine del III sec. a.C. si erano installati nuovi raggruppamenti sociali: nuovi ricchi, sottoproletariato, coloni militari. Erano gruppi che non avevano alcun legame con la vecchia Repubblica e la cui esistenza, al contrario, era strettamente legata all'impero militare, ai vittoriosi condottieri della fine della Repubblica. L'esercito professionale, sorto dalle guerre civili, e fedele non più alla Repubblica ma ai suoi generali, fu il sostegno diretto di questi condottieri e il mezzo principale delle ribellioni militari.
La depressione morale e psichica, la stanchezza provocata da un secolo di guerre civili, il timore di nuovi sconvolgimenti determinarono quell'atteggiamento dell'opinione pubblica che desiderava soprattutto la pace civile, a qualunque prezzo si dovesse pagare.