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LUGLIO
2003
LE
RAGIONI PIU' SIGNIFICATIVE CHE HANNO PORTATO ALLA
FINE DELLA REPUBBLICA ROMANA ED ALLA NASCITA DEL
PRINCIPATO, NELL'AMBITO DI QUELLO CHE E' STATO
UN SECOLO DI CAMBIAMENTI FORMIDABILI.
(4)
La
fine della Repubblica può essere legata
all'impossibilità di controllare una moltitudine
di interessi contrastanti con un organo collegiale
come il Senato ?
di Caius Iulius Marius
Il
Senato di Roma, durante il corso della sua storia
e per la gran parte dei suoi membri, rappresentò
gli interessi della classe alta formando una oligarchia
che si oppose sempre, con tutti i mezzi, a quei
cambiamenti sociali, nel divenire sempre più
acutamente avvertiti . Tipica fu l'opposizione
a quelle riforme agrarie che avrebbero risolto
molte delle tensioni che contribuirono a portare
Roma al lungo periodo delle guerre civili, tra
II e I sec. a.C., origine della caduta dell'ordinamento
Repubblicano. La crisi istituzionale del Senato
di Roma, nei termini suaccennati, divenne drammatica
verso la fine del III sec. a.C.
L'espandersi dei territori conquistati portò
con se una sempre più febbrile attività
giuridica. Questo comportò un crescente
distacco dalla politica della Res Pubblica da
parte del popolo al punto che, in seguito alle
precisazioni giuridico istituzionali relative
all'esercizio dell'amministrazione statale dopo
l'anno 150, emerse una classe di "professionisti
della politica", aggravando ancor di più
il distacco tra Senato ed organi magistrali da
una parte, e dall'altro lato, le masse popolari
e degli ex contadini italici divenuti giocoforza
proletari urbani: quei disperati che, privati
dalla unica fonte di reddito costituita dai loro
piccoli appezzamenti agricoli, - appezzamenti
destinati ad impinguare i senatoria latifundia
-, andavano a stabilirsi a Roma con la speranza
di risolvere la loro drammatica situazione.
Quindi la caduta della Repubblica fu resa storicamente
inevitabile da una serie di concause che, comunque,
possono riferirsi alla sempre maggiore difficoltà
del Senato di gestire una situazione, di per se
difficile, aggravata da conflitti interni generati
da contrapposti interessi che, per quanto mascherati,
erano ascrivibili tutti alla gestione del potere
. A tutto questo si aggiunga un vasto orizzonte
sociale ed economico affatto diverso rispetto
a quello secoli precedenti; infatti le vecchie
classi, di cui la Repubblica rispecchiava gli
interessi, verso la fine del I sec. a.C. erano
scomparse o si erano degradate a tal punto da
non esistere più sul piano dell'efficacia;
la classe contadina italica era quasi completamente
sparita. La nobiltà e l'ordine equestre,
in conseguenza delle guerre civili, erano scomparse
fisicamente o si erano decomposti a favore di
nuovi gruppi economici provinciali determinati
dal nuovo vasto mercato mediterraneo. In questo
orizzonte di mutazione profonda degli assetti
sociali, emergevano nuovi complessi rapporti fra
l'Italia e le province, fra cittadini e non cittadini,
i quali esigevano con forza un nuovo sistema di
governo. Non era più possibile governare
una potenza mondiale con un apparato appena adatto
alla piccola comunità sorta sul Tevere
o tutt'al più alla federazione italica.
Nello
stato repubblicana della fine del III sec. a.C.
si erano installati nuovi raggruppamenti sociali:
nuovi ricchi, sottoproletariato, coloni militari.
Erano gruppi che non avevano alcun legame con
la vecchia Repubblica e la cui esistenza, al contrario,
era strettamente legata all'impero militare, ai
vittoriosi condottieri della fine della Repubblica.
L'esercito professionale, sorto dalle guerre civili,
e fedele non più alla Repubblica ma ai
suoi generali, fu il sostegno diretto di questi
condottieri e il mezzo principale delle ribellioni
militari.
La depressione morale e psichica, la stanchezza
provocata da un secolo di guerre civili, il timore
di nuovi sconvolgimenti determinarono quell'atteggiamento
dell'opinione pubblica che desiderava soprattutto
la pace civile, a qualunque prezzo si dovesse
pagare.
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