CHIEDILO ALL'ESPERTO

 

Prof.ssa Heidi Weber
Professoressa all'Università di Kent.

 

Domanda n. 1

Domanda n. 2

Domanda n. 3

 

AGOSTO 2004
AUGUSTUS

(1)
Quello di "Imperatore" è un titolo che i Romani dei tempi di Augusto avrebbero riconosciuto ed onorato? Un cittadino romano del 15 a.C., assistendo ai giochi, avrebbe fatto riferimento ad Ottaviano chiamandolo "l'imperatore Augusto" o piuttosto come si trattasse di un despota? Tale modo di appellarlo derivo', in qualche modo, dall'assunzione da parte di Ottaviano dell' "imperium maius" e dalla "tribunicia potestas"?

Per i Romani indicare un proprio governante con il termine di "re" aveva delle connotazioni negative. Il titolo "rex" serviva da monito del regno dei Tarquini dove la tirannia aveva creato una società ostile. In seguito all'escalation politica di Caio Giulio Cesare, ed insieme al suo ritorno trionfale a Roma, questi fece leva sull'impopolarità di tutte le precedenti forme di governo e ne creò una propria. La sua sola presenza sembrava infondere un'aria di sicurezza che mancava da generazioni. Tramite il buon senso e la destrezza militare Cesare fece apparire se stesso come colui di cui Roma aveva bisigno. Facendo appello sia al Senato che alle masse, egli fu investito del titolo di Dictator, a cui venne aggiunta la durata perpetua, rendendo Roma di fatto una dittatura militare. Il suo governo durò relativamente poco a causa dell'inabilità di Cesare ad eliminare i propri nemici, cosa che gli costo' la vita.
Col suo successore, Caio Ottaviano, dopo gli scontri avvenuti per ribattere il suo legittimo diritto a considerarsi l'erede di Cesare, si ebbe un nuovo componente nel ricco scenario del potere dell'impero di Roma. Con la sua gloriosa vittoria ad Azio e le misure che sottointendevano il fatto che egli stesse lavorando per la restaurazione della Repubblica, il Senato gli concesse grandi onori. Nella sua ingenuità politica Ottaviano reclamò, dopo l'istituzione di alcune misure per rendere stabile il governo di Roma, che la propria missione fosse completa e che l'incarico fosse troppo gravoso da mantenere sulle spalle di un'unica persona.
Governando tecnicamente come un rex ma mantenendo il popolo nella sensazione che fosse al contempo parte del Governo, il concetto di res publica era mantenuto nella cultura e civiltà stessa di Roma. Nel tentativo di evitare che il leader abbandonasse la sua posizione, un nuovo titolo fu conferito all'erede di Cesare, quello di Augusto, che denotava delle sfumature religiose al potere del princeps.
Questo fu il primo esempio della concessione di questo titolo ad un governante ancora in vita, sottolineato con "... il potere di dar principio a tutto sotto un buon auspicio". Augusto veniva decretato primo imperatore di Roma.
Essendo un individuo astuto, egli comprese subito la grande occasione che gli si presentava, in quanto il popolo, avendo vissuto decenni di tumulti e numerosi cambi di governo, era ora ansioso di un periodo di pace e stabilità. Come imperatore, Augusto era ugualmente al corrente delle proprie inadeguatezze, anche se nascoste dall'aura del proprio potere. Egli creò un falso senso di sicurezza nel popolo romano, che lo portava a credere nei diritti e nelle libertà conquistate durante la repubblica. Augusto aiutò a rendere l'illusione che il suo governo servisse gli interessi delle libertà civili della popolazione e che fosse un governo giusto. In realtà era stata creato uno Stato assolutista. Augusto era ben cosciente della diversità delle genti e delle culture all'interno del suo impero. Il bisogno di mantenere la lealtà e il consenso generale della popolazione era un compito scoraggiante. L'associazione all'idea che egli fosse il figlio del Divo Giulio, portò enfasi sull'alone divino della propria famiglia, che uso' come stumento di coesione nel popolo. Nella creazione del senso di venerazione dello Stato e del suo governante, il popolo si sentiva unito come Romano. Sebbene in realtà un despota, Augusto faceva appello al desiderio della popolazione di vivere in una repubblica.
Negli eventi pubblici, l'imperatore Augusto provò a far leva sul senso di unità del suo popolo, in special modo durante i giochi. In queste occasioni fu in grado di creare il favore per se stesso e per il suo governo comunicando con la gente: dando inizio ai giochi con misure che affermassero il suo potere tramite processioni religiose e militari, Augusto si univa poi ai cittadini nell'eccitazione e la violenza dei giorni di spettacolo. Egli rimarcava addirittura la propria superiorità sedendo in posti sopraelevati, affermando la sensazione di tenere il destino dei partecipanti nelle proprie mani. Sebbene si sentisse al di sopra della media degli uomini, Augusto fu un buon politico; ben cosciente del fatto che il proprio destino fosse legato al volere della gente, egli creò un falso senso di sicurezza mantenendo l'illusione del perpetuarsi della Repubblica.
La gente dei suoi giorni aveva vissuto in un'era di discordie e tumulti. La stabilità generata sotto la guida di Augusto portò ad un senso di soddisfazione crescente, l'inizio della "Pax Romana". Sebbene forse diffidente del termine di imperatore, lo considerò migliore di quello di re. Quanto di buono Augusto fece servi' da maschera per le bieche manovre politiche imperiali. Nel tempo il titolo di imperatore sarebbe divenuto un appellativo comune, ma ci divento' con un consenso graduale. Il popolo era pronto per le promesse di un futuro sicuro e prospero, qualcosa che l'imperartore Augusto sembrava aver creato. Con esso avvenne il riconoscimento e il consenso a tale titolo.