CHIEDILO ALL'ESPERTO

 

Prof.ssa Heidi Weber
Professoressa all'Università di Kent.

 

Domanda n. 1

Domanda n. 2

Domanda n. 3

 

AGOSTO 2004
AUGUSTUS

(2)
Come fece Augusto a costruire attorno a sé quell'aura di grandiosità? Quali furono le armi che usò per procurarsi quelle pubbliche relazioni che gli conferirono l'identificazione col vincitore, quasi con un dio?

Avendo conquistato una grande popolarità a seguito della netta vittoria su Marco Antonio ad Azio, Ottaviano era deciso a rientrare a Roma da eroe trionfante, pronto ad assumere il posto da leader che gli era dovuto. Le ansie della precedente era caotica erano state placate con le grandi promesse fatte dall'erede di Cesare. Tuttavia, a Ottaviano serviva ottenere il favore del popolo e del Senato. In questo modo avrebbe potuto avere via libera per ottenere un potere enorme.
Già poco dopo la morte di Giulio Cesare, accompagnata dalla scoperta di esserne l'erede designato, Ottaviano cominciò a lavorare per guadagnarsi il favore del popolo di Roma. Modificando il proprio nome per incorporare quello del suo parente scomparso, egli assunse nuovi onori nel diventare Gaius Iulius Caesar. Si confrontò col la volontà del popolo romano in modo da assumere ai loro occhi l'aspetto del Divo Giulio.
Presto in dissidio con Marco Antonio per l'ottenimento del potere, Ottaviano realizzò che doveva avere il supporto della popolazione attraverso varie misure. Seguì l'esempio di Cesare, che prima di lui distribuiva monete e grano durante i suoi discorsi. Nonostante Antonio avesse ostacolato l'accesso di Ottaviano agli averi di Cesare e gli avesse impedito di usare quei soldi per garantirsi il sostegno del pubblico, egli coltivò altri mezzi per reperire supporto finanziario. Questo lo fece nell'intento di portare le folle dalla sua parte.
Siccome Marco Antonio lavorava diligentemente contro la crescita di potere di Ottaviano, egli in cambio continuò a lavorare al rafforzamento del suo carattere e della sua presenza. Per farsi ben volere dal popolo tenne delle grandi celebrazioni in occasione dei Ludi Victoriae Caesaris. Attraverso questi eventi riuscì a costruirsi un'immagine gradita ai romani.
Ottaviano cercò saggiamente anche l'appoggio dei veterani. Le loro preoccupazioni sui compensi in terre erano un argomento problematico dal momento che le terre promesse erano già state svendute e non c'erano finanze disponibili per acquisizioni ingenti. Tentativi di confiscare altri terreni avevano portato ad ulteriori disordini. Quando durante la guerra con l'Egitto Ottaviano si profilò come vincitore, egli determinò che le risorse tolemaiche
avrebbero contribuito a provvedere alla sistemazione dei veterani, il che gli valse numerosi alleati.
Ottaviano continuò a costruire la sua aura di grandezza attorno alla propria immagine e al proprio status di eroe di guerra. A memoria perpetua fu messa nel Senato una statua della Vittoria. In aggiunta molti trofei di guerra, come i rostri che i romani avevano sottratto alla sbaragliata flotta egiziana, furono disposti in modo che tutti potessero gustare il potere di Roma. Egli si lavorò
attentamente il Senato, riconoscendo la necessità di avere anche il suo favore. Numerose posizioni e onori furono conferiti ad Ottaviano, compresa la "tribunicia potestas". Il più grande di questi titoli, però, arrivò assieme al nuovo potere.
Nel 27 a.C., in una pretenziosa esibizione, Ottaviano annunciò che la Repubblica originaria era stata ripristinata. In mezzo alla pompa e alle circostanze del grandioso pronunciamento aggiunse inoltre che avrebbe abbandonato la sua autorità e che si sarebbe ritirato.
Avendo liquidato il Senato nel corso dell'anno precedente e avendone riempito i ranghi con grandi possidenti terrieri, i suoi alleati in Senato protestarono contro questa azione, proclamando la necessità per Roma
del suo comando, della sua presenza, del suo carattere magnanimo. Gestendo abilmente la situazione, gli fu conferito l'"imperium" per dieci anni assieme al più grande degli onori, quello del titolo di "Augustus". Porre su di lui onori divini non fece che elevare il suo originario status di discendente di una divinità. Quando fu dato ad Ottaviano, era la prima volta che il titolo di "Augustus" veniva conferito ad un uomo. Egli promosse questa immagine in pubblico per proporsi come qualcuno che non avrebbe dovuto subire il destino
nefasto di uomini come Cesare prima di lui. In più, il culto dell'imperatore che veniva introdotto in quel momento e che sarebbe proseguito in futuro era anche una misura usata per unificare l'intera popolazione.
Augusto impiegò il potere dei grandi poeti e scrittori per innalzare il suo status. Nonostante egli preferisse rimanere solo associato agli dei attraverso la propria stessa persona, molti come Virgilio e Orazio lo dipinsero nelle proprie poesie come una figura divina. Anche altre forme di letteratura contribuirono a portare enfasi sull'aura di santità tanto di Augusto quanto del suo potere.
Avendo assunto il titolo di Pontifex Maximus, che lo poneva come leader della religione romana, Augusto lavorò continuamente sia al rivitalizzare la religione che al porvisi al centro. Il Senato aggiunse il suo nome alla lista degli dei chiamandolo "Divus Augustus" Augusto fu un acuto politico. Guadagnò appoggio per il proprio potere corteggiando vari gruppi che avrebbero potuto aiutarlo a proseguire nella sua scalata. L'aggiunta dei poteri
divini innalzò il suo status a livelli mai visti e gli assicurò che la sua posizione di imperatore di Roma rimanesse relativamente indisturbata.