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Historia
Gaius Iulius Caesar
Gaio Giulio Cesare nasce nel 102 o 101 a.C. dalla nobilissima gens
Iulia, che si vantava di discendere da Iulo, figlio di Enea. Trascorre
la giovinezza nel periodo delle lotte tra Mario e Silla, mostrando
già un'inclinazione verso il partito democratico.
La sua carriera, agli inizi, è caratterizzata da una stretta
aderenza al "cursus honorum". Senatore nel 70 a.C., vanta
le sue credenziali antisilliane sia come nipote di Mario, sia come
genero di Cinna. Nel 63 attiene fama ispirando il processo di Labieno
contro Gaio Rabirio e opponendosi alla condanna a morte dei congiurati
catilinari. Nello stesso anno viene eletto Pontifex Maximus. Nel
62 ottiene la Pretura, seguita da un brillante comando militare
in Spagna.
Di ritorno dalla penisola iberica (60 a.C.) Cesare trova l'opposizione
di Catone al trionfo, in modo da potersi candidare alle elezioni
per il consolato dell'anno successivo. Nel 59 è infatti nominato
console. Crea un'alleanza informale, nota come I triumvirato, con
Pompeo e Crasso (estremamente ricco), riservando per sé il
comando proconsolare di cinque anni in Gallia (cisalpina e Transalpina)
e nell'Illirico. Tra il 58 e il 56 a.C. estende il dominio romano
a tutta la Gallia. Poi, per assicurare le conquiste, organizza due
spedizioni contro i Germani che abitavano al di là del Reno,
e due spedizioni contro i Britanni (55-53), spingendosi fino al
Tamigi.
Di ritorno in Gallia deve domare una sollevazione generale di Galli,
guidati da Vercingetorige. Sconfigge il nemico e dichiara la Gallia
provincia romana (51 a.C.).
Pompeo, preoccupato dalla crescente potenza militare di Cesare,
istiga il Senato ad intimare a quest'ultimo di lasciare anzitempo
il governo delle Gallie (49 a.C.).
Cesare rifiuta e con una sola legione varca il Rubicone, limite
fluviale entro il quale era vietato il passaggio in armi. (si narra
che il generale, prima di guadare il fiume, avesse un momento d'esitazione;
ma poi, spingendo il cavallo in acqua, ebbe ad esclamare:"Alea
iacta est!"-il dado è tratto!).
Viene dichiarato nemico della patria. Occupa rapidamente la penisola
ed entra in Roma accolto festosamente dal popolo. Pompeo, imbarcatosi
a Brindisi, fugge in Illiria e raccoglie un numeroso esercito. Cesare
si dirige prima in Spagna, dove costringe alla resa i luogotenenti
pompeiani. Quindi assale il grosso delle forze repubblicane nei
Balcani, sconfiggendo Pompeo a Farsalo (48 a.C.). Pompeo viene ucciso
a tradimento in Egitto dal re Tolomeo, presso il quale si era rifugiato.
Giunto in Africa, Cesare s'invaghisce di Cleopatra, sorella di Tolomeo.
Depone dal trono il giovane sovrano e proclama Cleopatra regina
d'Egitto (47). Sconfigge fulmineamente Farnace, figlio di Mitridate,
che approfittando della guerra civile era insorto contro Roma (in
questa occasione Cesare annunciò la vittoria al Senato col
celebre messaggio: "veni, vidi, vici"). Quindi si ridirige
in Africa, a Tapso (46) e in Spagna, a Munda (45) per sconfiggere
gli ultimi pompeiani.
Dal 59 era stato dichiarato dittatore. L'ammirazione per lui rasentava
l'idolatria, soprattutto dopo una serie di trionfi celebrati nel
46. Ma sebbene Cesare cercasse di conciliarsi con l'opposizione
del Senato, la sua palese intenzione di rovesciare la costituzione
repubblicana indusse Bruto e Cassio a congiurare contro di lui.
Cadde alle idi (=15) di marzo del 44 a.C.. Cercò di difendersi
ma quando vide tra i suoi feritori anche Bruto, che egli amava come
un figlio, ebbe ad esclamare: "Tu quoque Brute, fili mi!"
(anche tu, o Bruto, figlio mio!) e, copertosi il volto con la toga,
rotolò ai piedi della statua di Pompeo, trapassato da ventitre
pugnalate. Durante la sua dittatura aveva attuato una parziale ristrutturazione
del governo, introdotto molte essenziali riforme amministrative
ed esteso la cittadinanza romana agli abitanti della Gallia Cisalpina.
Il calendario giuliano, rimasto inalterato fino al XVI secolo, fu
introdotto il primo gennaio del 45 a.C., mettendo fine così
a secoli di confusione generata da un calendario lunare fuori fase
rispetto all'anno solare. Prima della sua morte, Cesare stava progettando
un'invasione della Partia. Ma non fu solo un militare ed un politico.
Venne definito da Cicerone il più grande degli oratori romani.
Fu poeta (ci rimangono commenti in versi piuttosto ostili a Terenzio),
grammatico (due libri sull'analogia grammaticale, dedicati a Cicerone,
furono scritti mentre attraversava le Alpi), uomo di spirito (i
suoi motti e aforismi furono pubblicati) e assiduo panflettista,
nonchè un'autorità in astronomia. Egli è soprattutto
famoso per i suoi "Commentarii", di cui ci restano sette
libri del De Bello Gallico, scritti tra il 52-51 circa, e tre sul
De Bello Civili, incompleti e scritti evidentemente poco prima della
morte. La scelta della forma (appunti destinati ad assumere una
più accurata veste letteraria) fu frutto di un abile calcolo:
la narrazione in terza persona ha uno stile distaccato, semplice
ed elegante. Le digressioni creano effetti di imparziale obiettività.
In realtà sono capolavori di sottile propaganda che intendono
confutare le accuse di violenza e aggressività che gli erano
state rivolte.
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